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Playoffs 2012

Playoff 2012: where amazing happened

Quelli che si sono appena conclusi sono stati, senza ombra di dubbio, i playoff di Lebron James che si è caricato gli Heat sulle spalle fino a portarli alla meta, a quello che, ad inizio stagione, avevamo indicato come l’obiettivo minimo per la franchigia delle Florida: è lui l’MVP delle finali (succedendo a Nowitzki), è lui ad aver portato per la prima volta a casa l’anello mostrando segni di maturazione spaventosi, modificando in maniera mortifera (per gli avversari) la sua pallacanestro. Ad un anno dalla sua umiliazione più grande, quest’anno James aveva un solo obiettivo vincere: lo si era capita sin dalla palla a 2 con i Knicks quando ha sfoggiato il paradenti recante la scritta ‘XVI’. Se volessimo indicare tre momenti “cruciali” diremmo senz’altro: gara 4 ad Indiana (70 punti con Wade con la squadra sotto 2-1 e sotto di dieci a metà terzo quarto), gara 6 a Boston (45 punti, 15 rimbalzi e 5 assist) e la tripla su una gamba nei minuti finali di gara 4 con Oklahoma City.

Ma i Miami Heat non sono stati solo James e le sue gesta. I Miami Heat sono stati più forti delle litigate fra Wade e Spoelstra, dell’infortunio di Bosh e dell’inevitabile pressione mediatica sulla squadra alle prime difficoltà (scotto da pagare per essere indicata dai più come la strafavorita alla vittoria finale sin dalla fine del lockout, ndr). Gli Heat dovranno senz’altro ringraziare “The Choosen One” per averli trascinati in finale ma la vittoria con Oklahoma City è più risultato di un gruppo che ha finalmente reso quanto, se non più, di quello che Pat Riley aveva pensato nell’assemblare questo roster. Lo spostamento di James in via definitiva nel ruolo di ala grande ha obbligato Chris Bosh a sacrificarsi nel ruolo di centro, un ruolo ingrato per chi, come lui, non ha un fisico dominante costretto a fare tanto lavoro sporco e a prendersi pochi tiri e spesso fuori dal suo repertorio, vedi tiro da tre all’angolo. La più grande delle sorprese è l’esplosione di Shane Battier: dapprima oggetto misterioso per compagni e avversari che spesso lo lasciavano libero di tirare con due, tre metri di spazio, poi uomo da pressare per evitare di farlo tirare con visuale libera. Una considerazione va fatta anche sui playoff di Mike Miller, degno sponsor del detto “gettare il cuore oltre l’ostacolo”: vicino all’addio ad inizio stagione, perché secondo i medici di Miami, Mike per i suoi problemi alla schiena dovrebbe camminare a fatica, è rimasto in rosa solo grazie al sacrificio di tutta la squadra che, riducendosi l’ingaggio, ha convinto Pat Riley a tenerlo nel roster. In ombra come tutti i gregari sino alla serie finale ha sfoderato una prestazione in gara 5 con Oklahoma con un: 7/8 da tre (secondo solo alle 8 di Allen in gara 2 con i Lakers) per un totale di 23 punti in 23 minuti. Emozionante. Probabilmente ha giocato la sua ultima partita ufficiale ma è uscito di scena da eroe.

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VIDEO: Durant il campione umano

Le finali sono questo, una medaglia dalle 2 facce: per uno che finalmente sorride (James) c’è sempre uno che piange (Durant).

E’ mia ferma convinzione che i grandi giocatori siano tali perché si gettano anima e corpo nella propria professione grazie ad un elevato livello di concentrazione e alla profusione di un grande impegno. Durante questo playoff ma soprattutto durante queste finali, sia James che Durant hanno dimostrato di far parte di questi giocatori d’elite ma all’interno di questa categoria il giocatore di Oklahoma ha dimostrato di saper tenere un livello di attenzione e determinazione secondo, forse, al solo Kobe Bryant. Durant ci tiene e si vede in quel che fa dentro e fuori dal campo.

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Spoelstra-Riley-McAdoo: il trio di campioni

Ancora a caldo, sono passate poco meno di 2 ore dalla fine della partita che ha decretato Miami campione Nba 2012, vi offro alcune considerazioni sui neo campioni 2012 dal punto di vista non dei giocatori.

Spoelstra l’uomo spaesato, il sacrificato dalla presidenza, il burattino nelle mani di Riley ha saputo resistere, reagire e imporre un gioco… quale? Bene è passato da “palla a Lebron o Wade e basta!” a coinvolgere, grazie anche all’infortunio di Bosh, gli altri componenti del roster. Possiamo averlo criticato (giustamente) per alcune sue non scelte, ma non è facile dare la palla in amno ad Haslem, Pittman o Turiaf. Ha pescato il jolly Battier che aveva giocato titolare solo 10 volte in regular season, in queste finali risultava inamovibile dal quintetto base. Ha colto la voglia di Miller, la rabbia di Chalmers, insomma non era semplice gestire questo gruppo. I malumori di Wade stavano facendo saltare tutto il progetto nella serie contro Indiana… ebbene il nostro Erik, l’uomo qualunque, l’allenatore-giocatore di una squadra in Germania, ha saputo rattoppare e cucire questa splendida tela, forse non bella da vedere, ma tremendamente efficace.

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L’anello 2012 ai Miami Heat

Non ho mai visto il terzo quarto della quinta partita di finali Nba 2012, non ho mai visto quello che ha fatto Mike Miller, non ho mai visto la voglia, la leadership e il carisma di uno come Lebron che non si è limitato a trascinare questa squadra ma, a volte, di plasmarla e di suggerirle il movimento della serata. Miami Heat vs Oklahoma City Thunder 121-106

Quando i Thunder sono rientrati all’inizio del terzo quarto si è vista in campo una squadra pronta a tutto, a recuperare quei 10 punti che li dividevano dagli Heat. L’intensità messa in campo era massima e Miami stava subendo il gioco e di Durant e soci. Poi il numero 6 con la canotta bianca ha deciso che non gli poteva sfuggire ancora il sogno. Tutto era valido ma non posso perdere non è nel mio Dna. E così ha fatto, punti, passaggi, rimbalzi insomma nessuno può dire che Lebron non sia diventato un vincente.

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Miami, arriva al match point

La solita partita tirata a cui abbiamo assistito tra Oklahoma e Miami e terza vittoria consecutiva degli Heat. Miami Heat vs Oklahoma City Thunder 104-98. La partita in questione è stata esaltante per la forza e i contrasti mostrati in campo, forse meno per la tecnica e questo è quello che ha voluto Miami e coach Spoelstra. Lebron devastante (quasi tripla doppia) Wade sempre presente e Chalmers ha sorpreso un pò tutti. In casa Thunder da applaudire Westbrook e Durant, poi il nulla. Adesso sul 3-1 siamo pronti ad assistere ad una vittoria di Miami o ad un miracolo di Oklahoma.

Lebron James terrificante! Nessuna nuova notizia dal suo gioco e nessun cambiamento tattico per lui, ma il suo fisico spadroneggia in campo, decide lui come mettere la palla, da dove e quello che far fare ai compagni. La sua tripla doppia sfiorata 26 punti, 9 rimbalzi e 12 assist fa capire cosa ha fatto in campo. Le partite gomito a gomito, i traumi ricevuti non lo abbattono, ma lo caricano, lo innalzano ad un livello agonistico unico. Criticato da tutti, ma ora è il momento di tributargli i complimenti. Il faro di Miami. Voto 8 1/2

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Gara 4 oltre il tabellino

E’ ovvio che i 43 punti di un brillante Russell Westbrook non siano bastati ai Thunder per aggiudicarsi la gara ma che siano solo serviti a rendere meno amara una sconfitta che si avviava alla doppia cifra di distacco. E’ ovvio che i falli di Westbrook a 14″ dalla fine e di Harden a 5″ dal termine su Mario Chalmers abbiano consegnato la gara nella mani degli Heat. E’ altrettanto ovvio come LeBron James sia stato colto da crampi nel quarto quarto fatto che lo ha costretto alla panchina durante gli ultimi possessi regalando agli avversari un uomo. E’ altrettanto ovvio come i Thunder abbiano regalato un uomo agli Heat per buona parte della gara con i vari Kendrick Perkins, Thabo Sefolosha o persino un sorprendente, negativamente parlando, James Harden fuori partita.

Quello che “non era ovvio” era il modo in cui Miami sarebbe arrivata dopo gara 4 con ben 3 match ball da sfruttare anche se prima dell’inizio della serie, pur prevedendo grande equilibrio, non ci saremmo stupiti di una vittoria di una delle due squadre anche in 4-5 gare perché il numero di gare vinte non rappresenta quanto realmente le gare siano state “tirate”.

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FINALS: E’ l’anno di LeBron

E’ maturato James, ha fatto tesoro delle scorse Finals, di quanto successo con i Dallas Mavericks, lo hanno reso più solido, non si spaventa più, ora il campionato lo sta attendendo: è davvero a portata di mano! Tutti quegli errori, tutti quei momenti spiacevoli, appartengono a qualcun’altro ora, James sta traghettando la nave Heat verso lidi sicuri, dopo aver rischiato seriamente il naufragio con Boston. Il titolo dista solo due vittorie e un crollo ora sarebbe veramente inspiegabile e imperdonabile, ma oltre al fenomeno James, sono anche la miriadi errori banali di Oklahoma (turnover e falli sciocchi su tutto) a incidere sulla sconfitta 85-91.

James ha chiuso con 29 punti e 14 rimbalzi, ma oltre ciò ha costretto Durant a confrontarsi con il problema falli già dalla fine del terzo quarto: James in un solo colpo sembra essersi lasciato alle spalle le due finali perse, i trofei MVP e tutti i suoi successi e insuccessi, fagocitando tutto ciò che si frappone tra lui e il successo finale.

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Miami in vantaggio, Oklahoma no

La prima gara a Miami va ai padroni dic asa che giocano meglio i momenti delicati. Miami Heat vs Oklahoma City Thunder 91-85. Una gara ben preparata dai due allenatori che puntano molto sull’aggressività difensiva e il punteggio in parte ne risente. Le due squadre alla fine si appoggiano sempre sui campioni che hanno, non cercando altre soluzioni nel proprio roster. Rimonta Heat nel quarto quarto che è seguita ad altre rimonte da parte dei Thunder, insomma una partita sempre sul filo che ha visto primeggiare i padroni di casa grazie anche a degli episodi che analizzeremo di seguito, ma prima iniziamo con le due franchigie ripassate ai raggi x:

Iniziamo con Shane Battier il quale è veramente “On Fire” come dicono gli americani. Fa “solo” 9 punti con il 100% dal campo e dalla lunetta. Tira oramai solo da 3 e Spoelstra lo considera centrale nell’impostazione di squadra di Miami. La palla questa notte è girata molto di più nell’attacco Heat e Battier da una pericolosità sul perimetro sorprendente. Voto 7

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Miami cancella l’imbattibilità di Oklahoma

Una partita che ha visto sempre avanti miami, poi un finale incredibile vede comunque gli Heat vincere. Oklahoma City Thunder vs Miami Heat 96-100. Questa partita verrà ricordata come la grande rimonta di Oklahoma e la resistenza degli heat che non cedono alla rimonta martellante dei Thunder. James non trema più, Wade comincia a segnare con continuità, Bosh sta tornando e battier non perdona MAI. Oklahoma ha giocato male inizialmente con troppi errori, ma sotto canestro non possono subire da questi Miami in questo modo.

Spoelstra imapara la lezione della prima partita, solo in parte. Insomma propone Bosh titolare e relega (finalmente!) Haslem in panchina. Questo da un aiuto sotto le plancie non indifferente (Bosh da solo 15 rimbalzi) e una pericolosità d’attacco maggiore. Per chiudere Bosh e raddoppiarlo, qualcuno doveva rimanere scoperto e il più delle volte ha colpito Battier da 3 (5/7). Ancora utilizza la panchina molto poco e credo che alla lunga dovrà servirsene di più, 35 minuti in 4 è pochino soprattutto per i minuti di riposo dei Big 3. voto a Spoelstra 6 1/2

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Qui casa HEAT: metti un Battier nel motore!

La vittoria di stanotte ha un peso incredibile: la prima sconfitta di Oklahoma in casa in questa postseason, il fattore campo ribaltato, ma soprattutto Durant che sbaglia il canestro del pareggio vanificando la rimonta dei Thunder, incrinando così qualcuna delle certezze della squadra di Brooks. Miami invece ne esce rafforzatissima: il quintetto base, con Bosh dal primo istante, gioca una partita formidabile, la migliore dimostrazione che nella pallacanestro si vince in cinque, non ne bastano due o tre.

James e Wade hanno fatto ciò che ci si attende da loro, canestri pesanti, difesa, rimbalzi, assist, leadership, Bosh è stato monumentale, ed anche Chalmers, pur se impreciso al tiro, ha tenuto bene il campo, ma l’emblema di questi nuovi Heat è senz’altro Battier.

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Qui casa THUNDER: non siamo più favoriti

La prima sconfitta casalinga di questi playoff è arrivata decisamente nel momento sbagliato: la formula della finale, 2-3-2 sconsiglia di commettere errori nelle prime 2 gare, ma gli Heat hanno risposto alla grande ai loro detrattori e ora sono gli Heat i favoriti per la vittoria finale.

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Qui casa HEAT: si può dare di più!

La partita di Miami è durata 36 minuti. E sui 36 minuti le due squadre si equivalgono, il problema è riuscire ad essere dentro la gara anche nell’ultimo periodo. La squadra di Spoelstra paga un calendario fittissimo, le sette durissime gare con Boston in tredici giorni, e gli acciacchi che hanno costretto a ridurre i minutaggi di Bosh e Miller aumentando la fatica dei protagonisti. Qualcosa ce l’ha messa anche il coach filippino, accorciando ulteriormente le rotazioni, con praticamente sei giocatori e mezzo utilizzati, e James, Wade e Battier spremuti all’inverosimile e scesi inevitabilmente di livello negli ultimi minuti.

Vincere ad Oklahoma sarebbe un’impresa, ma se Miami vuole indossare l’anello deve riuscirci almeno una volta. I Thunder in casa sono imbattuti nei playoffs e ieri hanno vinto nonostante Harden sia stato poco più di una comparsa, a testimonianza del fatto che hanno anche margini di miglioramento.

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