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Biografie

Caron Butler e il poliziotto che gli ha salvato la vita

caron butlerChe le storie dell’NBA siano caratterizzate da molti chiaroscuri non è una novità, molti campioni prima di diventare tali sono passati da esperienze difficili con infanzie travagliate e fedine penali non proprio intonse. Solo in pochi sono riusciti ad uscirne fuori ed a costruirsi un futuro diverso grazie allo sport.

È il caso di Caron Butler che alla presentazione della sua biografia ufficiale, “Tuff Juice”, ha voluto rendere omaggio ad una delle poche persone che sono riuscite a dargli fiducia dedicando ampio spazio ad un episodio della sua adolescenza.

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Moses Malone, se ne è andato un pioniere

imageNon è un buon periodo per gli amanti del basket. A poco più di due settimane dalla scomparsa di Darryl Dawkins se ne va un’altra leggenda dei “sixers”: Moses Malone. Un fulmine a ciel sereno che ha lasciato sgomenti quasi tutti, visto che solo lo scorso venerdì Big Mo stava presenziando come ospite di alto rango alla presentazione dell’Hall of Fame di quest’anno, riconoscimento datogli nel lontano 2001.

È difficile sintetizzare in poche parole la sua intera carriera agonistica. Si deve per forza partire dall’inizio e riconoscergli che fu uno dei primi, e quindi un vero e proprio precursore, a passare dal liceo ai campionati professionistici saltando l’università. Era infatti il 1979 quando gli Utha Stars scommisero su di lui, poco più che 18enne, per farlo esordire in Aba.

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VIDEO: Bob Cousy, l’uomo che ha cambiato la NBA

Bob CousySe il basket di oggi è lo sport più spettacolare è anche (o forse soprattutto!) grazie a lui. Robert Joseph “Bob” Cousy nasceva il 9 agosto del 1928 a New York, ma ha scritto pagine e pagine di storia con la maglia dei Boston Celtics. La sua carriera nella NBA lo consacra come leggenda e il suo numero 14 è tra le maglie ritirate esposte al TD Garden di Boston.

6 anelli NBA, MVP nella stagione 1957, leader degli assist per 8 stagioni e 13 apparizioni all’All-Star Game forse non bastano per spiegare in che modo Cousy ha cambiato il gioco del basket. Se oggi vediamo un giro in palleggio, un assist “no look”, un palleggio dietro la schiena e qualsiasi altra cosa spettacolare, dobbiamo ringraziare lui. Prima di Cousy praticamente nessuno su un parquet NBA aveva visto cose del genere.

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Alla fine ha vinto Belinelli!

belinelli copertina libroIn questi giorni, negli Usa, non poteva che essere “Finalsmania”, con la spasmodica attesa per l’assegnazione dell’anello. Un concentrato di emozioni ha accompagnato la sfida tra Warriors e Cavs, decisa nella notte a favore di Curry e compagni. Quelle stesse emozioni che, un anno fa, erano anche un po’ nostre. Di quell’Italia cestistica che ha vissuto da vicino il trionfo di Marco Belinelli e i suoi San Antonio Spurs. Un traguardo mai raggiunto da nessun giocatore del Bel Paese e concentrato, come meglio non si poteva in un’immagine. Un’intervista rilasciata a fine dell’ultima partita, tricolore sulle spalle, durante la quale il campione di San Giovanni Persiceto è scoppiato in lacrime, pronunciando una frase tanto semplice quanto carica di significati: «Alla fine ho vinto».

«Alla fine ho vinto». Quale titolo migliore per un libro dedicato a Marco Belinelli? Uscito nel settembre scorso e scritto da Daniele Labanti, giornalista del Corriere di Bologna, in questo primo anniversario del trionfo del “Beli” il volume torna quanto mai attuale. Attuale e puntuale, per farci conoscere ancora meglio la classica storia di uno che ce l’ha fatta. Il ragazzo partito da Bologna con un carico di sogni e che, tra mille sacrifici, li ha coronati uno a uno: dalla vittoria nella gara del tiro da 3 all’All Star Game alla conquista dell’anello con gli Spurs.

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Barocci: «Se sceglie l’Italia, Kobe va alla Reggiana»

cover_KOBE_2500px (1)In questi giorni, negli Stati Uniti, l’attenzione degli appassionati di basket non può che essere su Golden State e Cleveland che si giocano l’anello. Ma c’è qualcuno, che di anelli se ne intende, che troverà il tempo per sintonizzarsi sulla tv italiana e gustarsi le Finali Scudetto. Quel “qualcuno” vive a Los Angeles e si chiama Kobe Bryant. Sì, perché a giocarsi il tricolore, in un inedito duello con Sassari, sarà quella Pallacanestro Reggiana a cui tutta la famiglia del Black Mamba è molto legata.

La squadra in cui papà “Jellybean” Joe ha chiuso, nel 1991, la sua spettacolare carriera nel nostro paese. E in cui un Kobe ancora ragazzino ha iniziato a sognare di diventare quel fenomeno che oggi tutti conoscono. «A Reggio Emilia hanno fatto vedere che da allora qualcosa è cambiato e che, lavorando bene, si possono ottenere grandi risultati. Io credo che se manterrà la sua promessa di chiudere la carriera in Italia, Bryant non potrà che tornare lì. Dove ha ancora amici veri e dove viene trattano come Kobe, non come la superstar dell’NBA.» Il pensiero è quello di Andrea Barocci, firma storica del basket del Corriere dello Sport e autore del libro “Un italiano di nome Kobe”.

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Kobe Bryant, orgoglio italiano

cover_KOBE_2500px (1)Sul parquet, non lo vediamo far magie da fine gennaio, quando a fermarlo è stato l’infortunio alla spalla. Ma c’è un campo in un cui Kobe Bryant continua a spopolare: nelle librerie italiane. Nelle settimane scorse è uscito un altro libro dedicato al fuoriclasse dei Lakers. “Un italiano di nome Kobe”, scritto da Andrea Barocci.

Il titolo racchiude come meglio non potrebbe il tema del libro: il racconto dei primi anni di Kobe, quelli trascorsi nel nostro paese a seguito di papà Joe, uno che ai suoi tempi ha mandato in visibilio metà Italia cestistica. Foto inedite, racconti e aneddoti, raccolti sapientemente da Andrea Barocci, giornalista del Corriere dello Sport e profondo conoscitore di tutto ciò che è basket.

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Un Michael Jordan tutto da leggere

biografia jordan copertinaMichael Jordan, basta il nome. Cosa aggiungere altro riguardo un fenomeno che ha fatto la storia del basket, non solo quella dell’NBA? Cosa scoprire di nuovo di una vita che è stata analizzata e sviscerata in ogni suo aspetto, dentro e fuori il parquet? Un’impresa non facile, in cui si è cimentato Roland Lazenby, autore del volume “Michael Jordan. La vita”. Autore di oltre 50 libri, tra cui le biografie di altri “mostri sacri” dell’NBA quali Jerry West, Kobe Bryant e Phil Jackson, Lazenby presenta questa nuova opera dedicata a Air Jordan, edita in Italia dalla casa editrice 66thand2nd.

Con grande enfasi sulla parte sportiva. Dagli inizi in North Carolina, alla chiusura a Washington, passando naturalmente dall’indimenticabile parentesi a Chicago con i Bulls. Ma anche il Jordan uomo: dal rapporto con i famigliari alla vita sentimentale fatta di 2 matrimoni, l’amore per il baseball e l’ossessione per il golf e le scommesse. Insomma tanti capitoli di una storia sempre affascinante.

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Il Mamba morde anche in libreria!

KOBE BRYANT copertina libroIn attesa di conferme o smentite definitive, non si è ancora spenta l’eco per la notizia del possibile ritiro di Kobe Bryant al termine della prossima stagione 2015/16. L’annuncio del gm dei Lakers Mitch Kupchak ha fatto scattare l’allarme tra i tantissimi tifosi del Black Mamba. Ma anche creato un’enorme aspettativa per quella che potrebbe essere la sua ultima annata in NBA. Intanto, aspettando annunci ufficiali, Kobe diventa protagonista anche nelle librerie italiane. In questi giorni è uscito il libro “Kobe Bryant, il Morso del Mamba”, scritto a quattro mani da Fabrizio Fabbri ed Edoardo Caianiello.

Un volume interamente dedicato alla vita di Bryant. Dai record frantumati con la maglia della Lower Marion High School di Philadelphia all’approdo all’NBA senza passare per il college, dalla lunghissima (e tuttora aperta) parentesi con i Lakers ai trionfi con Team Usa. Ampio spazio al racconto dei 5 anelli vinti a Los Angeles, ma anche al rapporto col “Maestro Zen” Phil Jackson, quello di stima e rivalità con il modello Michael Jordan e quello di amore-odio con il compagno Shaquille O’Neal.

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TOP of the FLOP NBA…ovvero perché sei in un roster?

Prendiamo due gruppi di giocatori:

GRUPPO 1: John Lucas III, Terrel Harris, Greg Stiemsma, Julyan Stone.

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Dino Meneghin, il CAMPIONE senza NBA

Quando si parla di campioni della palla a spicchi viene naturale guardare alla NBA! Ma, talvolta, non è così. C’è un campione vero che, per successi, personalità, stile di gioco unico, elegante e irresistibile, si è meritato il titolo di “più grande europeo di sempre”, pur non arrivando mai in NBA (anzi l’ha addirittura rifutata): Dino Meneghin!

Considerato unanimemente il più grande cestista italiano, Dino Meneghin nasce ad Alano di Piave (BL), il 18 gennaio 1950. Conosciuto in tutto il mondo, in 28 anni di carriera  come giocatore nel massimo campionato italiano Dino Meneghin ha vinto tutto. Primo italiano ad essere scelto al draft NBA (nel 1970 all’11° giro dagli Atlanta Hawks, ndr) rinunciò per i problemi che a quel tempo portava la riconversione dallo status di professionista a quello di dilettante.

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Ralph Samson, la torre dalle ginocchia d’argilla

La sua stella ha brillato per un breve periodo, ma la sua luce è stata una delle più intense fra quelle che hanno illuminato i parquet della NBA: Ralph Samson, che sognava di segnare come Chamberlain e di vincere come Russell, e che invece si è fermato ad un passo dal paradiso.

Ralph Lee Samson nasce ad Harrisonburg, Virginia, il 7 luglio del 1960. I primi passi nel mondo della pallacanestro li muove nelle scuole della sua città, e già a livello di high school acquista fama nazionale: porta due volte al titolo dello stato la Harrisonburg High, tenendo nell’ultimo anno medie di 30 punti, 19 rimbalzi e 7 stoppate a partita. Lui è già abbondantemente sopra i 7 piedi, e contro gli altri liceali fa la figura del papà che gioca con i bambini.

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Il fosforo oltre i muscoli: John Stockton

“Non ci sarà mai un altro John Stockton, mai”

Karl Malone

Stockton è nato a Spokane (Washington) ed ha cominciato a giocare a basket da piccolo, nella sua città natale, dove ha frequentato anche la Gonzaga University, dove ha tenuto una media di 20,9 punti a partita.

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