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Gli Warriors pronti a rifiutare l’invito alla Casa Bianca

trump_curryNemmeno il tempo di festeggiare l’anello vinto sui Cavs che già si apre una polemica destinata a trascinarsi da qui alle prossime settimane. Gli Warriors da neo campioni hanno infatti deciso di non partecipare alla tradizionale visita alla Casa Bianca con cui il presidente si complimenta con staff e atleti in un ambiente piacevole e conviviale.

Una decisione dura e che lascerà sicuramente il segno, ma è pur vero che voci del genere erano già iniziate a circolare dalle prime ore successive alla vittoria. Che a Golden State non avessero particolarmente gradito la vittoria di Trump alle ultime elezioni del resto non è un mistero – tanto Curry che Kerr si erano pronunciati con parole di fuoco lo scorso novembre – ma questo rischia di passare come uno sgarbo in grado di fare la storia.

Certo manca ancora un invito ufficiale ma stando a leggere il comunicato ufficiale della franchigia – «[…] quando arriverà la chiamata prenderemo comunque questa decisione» – rimarcato immediatamente da Joe Lacob, sembra esserci poco da fare. Gli Warriors non ci saranno.

Ma si può parlare di uno sgarbo istituzionale? Sì e non solo di questo ma di un vero e proprio strappo in continuità con quanto già fatto in NFL dai New England Patriots di Tom Brady. Pur non essendo un passaggio obbligatorio è oramai una consuetudine vera e propria nella vita degli atleti che serve – paradossalmente – a mostrare lo stato di unità di un paese immenso e contradditorio come gli Stati Uniti. E per rendersene conto basterebbe tornare indietro nel tempo e vedere con quale spirito i Cavs parteciparono lo scorso novembre, esattamente due giorni dopo dall’elezione del tycoon, all’ultima cerimonia della presidenza Obama.

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