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Clifford crede nel nuovo acquisto Howard: «Può tornare ad essere un All-Star»

dwight-howard-atlantaUna cosa è certa, la trade di un paio di giorni fa con cui Charlotte ha scambiato la coppia Belinelli – Plumlee per Dwight Howard, oltre che la 41esima scelta del Draft per la 31esima, sta creando tantissimi dubbi e interrogativi all’interno della franchigia di proprietà di Michael Jordan.

Il primo a prendere la parola al riguardo è stato infatti coach Steve Clifford che, per ironia della sorte, conosce così bene Howard da esserne stato quasi lo sponsor principale:

«So cosa deve fare per giocare al meglio, come lui del resto sa che lo conosco bene. Amo il suo stile, essergli stato vicino mi ha aiutato molto a capirlo. Quindi non c’è ragione per cui non possa giocare a livelli altissimi e tornare un All-Star».

I due hanno infatti dei trascorsi risalenti ai tempi dei Lakers, dove Clifford è stato proprio suo assistant coach. E possiamo parlare anche di una scommessa per entrambi, perché se da un lato la franchigia punta sulla sua esperienza da veterano per rilanciare il progetto, dall’altro proprio lui sembra non vedere l’ora di cancellare i tumultuosi mesi trascorsi ad Atlanta:

«Per tre anni – ha spiegato Clifford – chi doveva giocare a Charlotte pensava “Non sarà certo una passeggiata”. Invece nell’ultimo periodo, specialmente nelle ultime 25 partite dello scorso anno, per le altre squadre era più facile venire qui e giocare e così non abbiamo molte speranze di vincere. Per questo Dwight può aiutarci a cambiare molte cose».

A chi poi gli ha chiesto conto delle voci maliziose che lo vorrebbero come uno “spacca spogliatoi”, o per alcuni addirittura un tumore, in grado di distruggere ciò che tocca a partire dal rapporto coi compagni di squadra, Clifford non le ha certo mandate a dire:

«Parliamo di un ragazzo facile da apprezzare, con cui non è difficile entrare in sintonia. È brillante, divertente, con un grande senso dell’umorismo e tanto spirito. Penso che si adatterà molto bene».

Con premesse del genere era evidente che Howard non potesse che rispondere con affetto e fiducia, iniziando già a dirsi «carico» dopo il colloquio telefonico con Jordan. Tra il dire ed il fare c’è di mezzo il mare, ma chissà che non riesca a ritagliarsi un ruolo centrale utile, con la sua esperienza, a tutti.

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