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C.J. McCollum difende gli Warriors: «Sono stati i più bravi e le critiche sono spazzatura»

cj_mccollum_633_633_90Puoi girare il mondo, passare da uno sport all’altro ma alla fine le polemiche restano sempre e solo le stesse. Vale a dire se sia giusto o meno che alcuni roster abbiano più campioni a discapito di altri che, il più delle volte, restano con un pungo di mosche in mano.

Una discussione vecchia come il mondo tra puristi e permissivisti e che, soprattutto tra tifosi ed addetti ai “livori”, contribuisce per lo meno ad aggiungere pepe in un periodo insipido e scialbo come quello dell’offseason. Del resto si sa quando si vince bisogna accettare onori ed oneri anche se, questi ultimi, il più delle volte sono vere e proprie critiche senza sconti come si sono accorti gli Warriors da qualche tempo a questa parte con una fama da asso piglia tutto di campioni, vedi Durant lo scorso anno.

Eppure c’è chi come C.J. McCollum si è lanciato in una difesa quasi disperata della causa rigettando completamente le accuse di quanti reputano una super franchigia come la loro solo “spazzatura”:

«No, non penso proprio si possa parlare di questo o che siano negativi per il gioco. Anzi se devo essere sincero non credo nemmeno si possa dire che imbroglino. Sfruttano al meglio le occasioni che gli si parano davanti come il Draft: Curry, Klay Thompson e Draymond Green sono tutti usciti da lì, poi sono riusciti a prendersi uno esterno come Kevin Durant che da free agent era libero di firmare un contratto con chiunque volesse».

«Io non capisco proprio – ha proseguito – come possa esser considerata una cosa negativa per il gioco. Se capita una cosa del genere allora sono le altre squadre a dover migliorare o a doversi mettere in condizione di fare buone trade, bei colpi al Draft, sviluppare giocatori internamente e mettere tutto questo insieme».

Insomma chi parla di una pressione ingiusta sbaglia, perché a suo dire dovrebbero essere le altre 29 società dell’Association a doversi adeguare a quello che è il livello della più alta. Un’idea nemmeno troppo peregrina e su cui gli ha fatto eco nientemeno che lo sconfitto di quest’anno, vale a dire LeBron James, tornando sul discorso KD:

«Fa parte del gioco. Non mi interessa sapere se sia giusto, fa solo bene alla nostra lega e per rendersene conto basta vedere i dati degli ascolti televisivi o dell’indotto. Voglio intendere, alla luce di tutto questo chi sono io per dare patenti di legittimità? […] Sono cose che capitano, è lo sport. Se hai la possibilità di far firmare un contratto ad uno dei giocatori più forti di sempre lo fai e basta senza pensarci troppo».

Ma se quanto detto da McCollum suona disinteressato non si può dire lo stesso per il Prescelto. I Cavs sono infatti di fronte alla duplice sfida di riuscire a mantenere intatto il proprio roster e su un pressing mai visto prima per accaparrarsi Paul George o Butler da Indiana e Chicago. Come al solito quindi la verità tende a stare nel mezzo, solo che dipende da quale angolazione la si guardi.

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