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Westbrook favorito per l’MVP, Harden commenta: «Pensavo che lo scopo fosse vincere le partite»

hardenStagione agli sgoccioli, tempo di playoff ma soprattutto il momento per capire chi sarà quest’anno il nuovo MVP. Una scelta combattutissima che, se escludiamo Kawhi Leonard, diventa una lotta a due tra Russel Westbrook e James Harden.

Ma attenzione, di scritto non c’è ancora nulla perché se è vero che Russ ieri ha raggiunto la sua 42esima tripla doppia, superando così il record di Oscar Robertson, bisogna pure aggiungere che il Barba, che gioca con uno stile decisamente diverso, non è rimasto con le mani in mano.

Anzi a dirla tutta ha ribattuto colpo su colpo con la sua 21esima tripla doppia nella vittoria contro Sacramento e, pur complimentandosi per il risultato raggiunto dall’avversario di Oklahoma, ha messo le cose in chiaro e fatto capire che a contare non siano tanto i risultati personali quanto le vittorie di squadra: «Pensavo che vincere fosse la cosa più importante e sia centrale. Non voglio approfondire troppo il discorso ma credo sia così. Se imposti la squadra per avere una possibilità di vincere è questo quello che conta».

E questo si riallaccerebbe ai risultati delle singole franchigie, dove i Rockets hanno 54 vittorie contro le “sole” 46 dei Thunder. Un’idea non troppo peregrina e che viene avvalorata anche da uno studio informale dell’Elias Sports Bureau che ha sottolineato come tutti gli ultimi 34 MVP siano stati scelti proprio tra – udite udite – le prime tre squadre di ogni singola Conference e con solo due eccezioni: Steve Nash nel 2005/2006 e Michael Jordan nell’’87/88.

«Quello di Westbrook è un risultato enorme – ha continuato Harden – parliamo di qualcosa di grande a livello individuale che non è mai stato fatto prima. I risultati personali sono importanti sì, ma come ho già avuto modo di dire il mio scopo è quello di scendere in campo e cercare di coinvolgere i miei compagni, costruire un solido rapporto di fiducia che ci permetta di giocare al meglio. Se nessuno dei miei compagni si sentisse bene, sereno io non sarei nulla e come squadra non saremmo arrivati così lontano. Questa è la cosa più importante e questo è il mio lavoro ogni notte. Sono convinto che molti compagni siano sereni. Vogliamo continuare così».

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