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Kobe ha deciso di fondare la sua lega, nasce la Mamba League

Kobe BryantDi Kobe Bryant sappiamo due cose, la prima è che non ama stare con le mani in mano, la seconda invece che il suo rapporto con la AAU (l’organizzazione più prestigiosa di tornei di pallacanestro a livello giovanile) non fosse proprio dei più rosei. Kobe infatti non si è mai risparmiato delle critiche nei confronti di un “carrozzone” che definisce inutile, incapace di insegnare i fondamentali ai giovani e volto soltanto ad un’eccessiva spettacolarizzazione del gioco a discapito di tutto il resto.

E proprio per questo, tenetevi forte, ha deciso di fondare una sua lega giovanile chiamata non a caso la “Mamba League”: 40 squadre giovanili, di età media tra gli 8 ed i 10 anni, che disputeranno un campionato di due mesi da febbraio ad aprile e che verranno scelti tra le aree più disagiate e degradate di Los Angeles.

Con una premessa di base tanto semplice quanto centrale: insegnare le tecniche di base, fondamentali compresi, oltre che ai valori del gioco e tutta la gioia possibile attraverso questo sport. Ad aiutarlo in veste di co-finanziatori la Nike e la Los Angeles Boys & Girls Club.

«La Mamba League – ha detto Bryant nel video di presentazione sponsorizzato proprio dalla Nike – nasce per divertire e per insegnare a divertirsi attraverso il gioco. E non solo perché il nostro obiettivo è anche quello di fare legare molto i valori della vita con quelli di questo sport e riuscire a trasformare tutti in un miglior figlio, figlia o studente».

Tra le novità e le differenze più importanti con la AAU le dimensioni del campo e l’altezza dei canestri, volutamente ridotti per venire incontro alle esigenze dei ragazzi:

«Al momento mettiamo troppa pressione su questi ragazzi e questo è inaccettabile. C’è molto più interesse a fargli fare degli highlights spaventosi che nell’insegnargli veramente qualcosa, e questo solo per compiacere scout alla ricerca di nuovi talenti o per begli spezzoni video da montare su Instagram. Ma così non va bene, come maestri dobbiamo avere pazienza ed insegnare tutto passo dopo passo, solo col tempo potranno crescere e svilupparsi come veri giocatori di basket».

«Sfidare i ragazzi con canestri regolamentari – ha continuato – per me non ha alcun senso. Noi giocavamo con canestri più bassi e campi più piccoli tanto che ognuno poteva affinare la sua tecnica».

Insomma un bel progetto non solo sotto il punto di vista sociale ma che rischia di tirare fuori chissà quanti altri campioni. E del resto conoscendo Black Mamba ed il suo modo di fare non c’è molto di cui stupirsi.

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