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Accadde oggi: 18 marzo 1971, Kareem affonda i Lakers e lancia i Bucks verso il titolo

nbaitalianews kareem bucks 1971Kareem Abdul-Jabbar e i Lakers, un connubio quasi indissolubile. Eppure c’è stato un tempo in cui il fuoriclasse nato col nome di Lew Alcindor e la squadra di Los Angeles erano rivali. Storia dal 1969 al 1975, quando il centro di New York era il simbolo e trascinatore dei Bucks. Tanto da portarli al titolo nel 1971. E nel cammino verso lo storico anello, anche la sua futura squadra dovette lasciare strada. Proprio il 18 aprile, quando Milwaukee chiuse i giochi vincendo Gara 5 della finale della Western 116-98.

Sì, perché in quella annata 1970/71 Milwaukee passa dalla Eastern alla Western e lascia un segno indelebile. I Bucks dominano in lungo e in largo la regular season, con 66 vinte e 16 perse, contro le 48 e 34 dei Lakers secondi.

E nei playoff la musica è la stessa. Trascinati dal suo ex rookie e fresco di titolo di mvp, oltre che dall’altro fenomeno Oscar Robertson, i Bucks si sbarazzano degli Warriors con un perentorio 4-1. E poi mettono nel mirino i Lakers. Subito 2-0 sfruttando il fattore Milwaukee, Los Angeles accorcia sul 2-1 ma il 16 aprile di fatto si chiude. Nel giorno del suo 24° compleanno, Kareem ne mette 31 e porta a casa il punto quasi decisivo. Per completare l’opera, 2 giorni dopo c’è Gara 5 in Wisconsin, controllata con autorità. Chamberlain segna 23 punti, 3 in più di Jabbar, ma non c’è storia. Pat Riley (6 punti) e compagni non possono fare altro che assistere al trionfo dei padroni di casa. Greg Smith ne segna 22, Bob Dandridge altri 20 e Robertson 16.

Il titolo NBA è ipotecato in pratica quella sera. Perché le Finals contro i Bullets, a quel tempo squadra di Baltimore, sono monologo: 4-0 e storico titolo per la città che sarà poi resa famosa dalla serie Happy Days.

Per i Lakers è un’altra delusione, dopo il ko patito in finale un anno prima contro i New York Knicks. Ma l’astinenza sta per finire. Già dal 1972, Los Angeles avrà modo di festeggiare e negli anni si rifarà con gli interessi. Anche e soprattutto per merito di Kareem Abdul-Jabbar.

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