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Patrick Beverley non apprezza l’abitudine del far riposare le stelle: «Una disgrazia per questo sport»

Patrick BeverleyNuova settimana e nuova polemica sulla pratica del resting che, almeno per il momento, non accenna minimamente a smettere. Dopo le ultime dichiarazioni della scorsa settimana che hanno coinvolto anche i vertici dell’NBA, per il commissioner Adam Silver parliamo «di un problema di estrema importanza», ed alcuni degli allenatori più in vista della Lega come Kerr e Popovich anche Patrick Beverley ha voluto dire la sua senza nemmeno mandarle a dire.

Il giocatore dei Rockets ha infatti sfruttato la vittoria di ieri sui Thunder (137 – 125) per intervenire a gamba tesa ed attaccare a testa bassa tutti quanti abusano di questa pratica:

«Penso che sia una str*****a se non una disgrazia e sono convinto che i fan meritino molto di meglio. Ma nel discorso gli allenatori mi interessano molto di meno quando chiedono ai cestisti di non giocare. Perché alla fine giocare o meno spetta a te come professionista e se non lo fai senza motivo non rispetti il gioco. Ed io non sono d’accordo con quest’impostazione perché mi ricordo bene il periodo quando non giocavo in NBA e cercavo in tutti i modi di tornarci. Quindi per me il resting è come un modo di disprezzare me stesso ed i nomi che porto davanti e dietro la mia maglietta».

«Certo so che è difficile e sono consapevole di come non si possa partecipare a tutte e 82 le gare, credetemi, tra infortuni e tutto il resto. Ma se ti senti ok allora dovresti giocare perché è per questo che ti pagano. Questo è quello che i fan e le città meritano. Ed io sono felice di fare parte di una squadra che fa sempre giocare i suoi giocatori se sono in grado di farlo. Questa è la nostra mentalità».

Un riferimento chiaro, quest’ultimo, alla presenza di ieri, e comunque costante in campo, di James Harden e Trevor Ariza che non hanno mai perso una gara senza motivo nel corso della stagione. Per carità quando parliamo di scelte del genere sono tutte legittime senza alcuna esclusione. Ma è evidente che ci sia una differenza di stile.

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