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Iman Shumpert torna sul trasferimento dai Knicks ai Cavs: «Mi hanno salvato dall’Inferno»

iman_shumpertDue anni ci sono voluti perché Iman Shumpet confidasse ai giornali le sue sensazioni, e su tutto la sua reazione, a quel trasferimento da New York a Cleveland apparentemente senza senso e che nulla di buono ha portato alla sua ex franchigia.

E non usa certo mezzi termini per mandare una frecciatina alla dirigenza che non solo ha avuto una mancanza di tatto nei suoi confronti, basta pensare al trattamento riservatogli, ma anche per l’assenza di lungimiranza visto che ad oggi mancano sia i risultati che una vera rifondazione della squadra:

«Per me dover andarmene via dalla Grande Mela in fretta e furia fu un vero e proprio shock. E non scherzo: in tutta la mia vita non mi era mai capitata una cosa così, trovarmi coi Cavs fu come cambiare classe per un bambino. Ora dopo anni di distanza non ho problemi a dire che se le cose fossero andate diversamente coi Knicks sarebbe stato molto meglio dato che quando venni trasferito fui molto ferito da questa decisione».

«Mi sarebbe piaciuta la possibilità di giocare coi miei ex compagni di squadra almeno un’ultima volta, invece rimasi in panchina un mese prima di essere scambiato. Una sensazione bruttissima e che non auguro a nessuno, specialmente per la stagione di insuccessi che stavamo vivendo e la consapevolezza di non poter certo essere d’aiuto a nessuno. Mi sentivo male perché mi accorgevo che perdevamo una partita dopo l’altra, sprecavamo gare su gare ed io stavo pure per partire verso una nuova avventura. Invece arrivo qui, mi ambiento subito ed arrivano pure una lunga serie di vittorie. Cleveland mi ha trascinato fuori dall’inferno che stavo vivendo, è stata una fortuna. Per questo il mio primo pensiero è stato rivolto ai miei vecchi compagni».

Correva gennaio 2015 e i Knicks erano già entrati in questa lunga parentesi di insuccessi che dura ancora oggi con pochi veri cambiamenti. Non sapremo mai se la sua trade fosse rivolta veramente a cambiare il tutto anche perché ad oggi, con una squadra priva di identità che arranca continuamente e resta ancora troppo legata a schemi del passato, per parlarne bisogna avere un bel coraggio.

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