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Anche gli allenatori NBA intervengono sulla questione “resting”

kerr warriorsQuando il resting si trasforma da tattica legittima in un abuso? Una domanda vecchia come il mondo, dove rispondere senza cadere nelle solite polemiche diventa difficile tra detrattori e sostenitori di una pratica da sempre al centro di polemiche ma tornata negli ultimi giorni di attualità grazie alle ultime dichiarazioni di Adam Silver – «un problema di estrema importanza» – al lavoro per bilanciare i vari interessi in campo.

E dopo il Commissioner sono voluti intervenire sull’argomento anche alcuni degli allenatori più prestigiosi del campionato come Steve Kerr, Rick Carlisle e Gregg Popovich che, pur con sfumature diverse, apprezzano la volontà di trovare soluzioni condivise a partire dall’anticipo della regular.

Il primo ad intervenire è stato proprio il coach degli Warriors che si è detto addirittura disposto a tagliarsi lo stipendio nel caso di meno partite da giocare:

«Se si decidesse di ridurre le gare dalle attuali 82 a 75 non mi opporrei anche a costo di lasciare parte del mio salario. Credo sia una cosa che dovrebbero accettare tutti ma siccome parliamo di soldi la vedo molto difficile. Certo pensare di risolvere subito la situazione è impossibile ma può aiutare il modo in cui la lega ha deciso di affrontare il problema geografico delle gare nel calendario. Poi è una buona idea il fatto di parlarne (nel Board dei Governors NBA il prossimo aprile a New York, ndr) ma penso che per trovare il modo migliore di uscirne lo dovrebbero affrontare le singole franchigie con la Lega e tutti i partner televisivi. A cuore abbiamo gli stessi interessi ma ci sono argomenti validi da tutte e due le parti. Condivido il malessere dei tifosi però bisogna capire quello che è successo la scorsa settimana […]. Ora stiamo lavorando sull’anticipo della regular di sette giorni proprio per evitare i back – to back, quindi penso che l’Association e i nostri partner avranno molta più attenzione quando si parlerà della calendarizzazione della prossima stagione. Sono cose che interessano tutti e su cui stiamo lavorando».

Meno diplomatico e propositivo invece Carlisle che da presidente dell’associazione degli allenatori ha riconosciuto la validità del tentativo ma con dei distinguo. Ovvero che i coach non sono tenuti a considerare nelle loro scelte gli impegni contrattuali, leggasi network televisivi e pubblicitari, quando devono prendere decisioni dopo aver consultato lo staff tecnico e medico sulle singole condizioni di cestisti:

«Non è molto semplice, perché quando alleni da un po’ qui senti una forte empatia coi tuoi ragazzi e la loro forma fisica. Ci sono delle volte in cui sai che una sera a riposo è necessaria in un arco di gare che sul lungo periodo possono fare la differenza. La gente dovrebbe capirlo come del resto io comprendo il discorso contrario che possono fare i nostri investitori».

Decisamente più positivo invece Gregg Popovich che da parte sua si è definito entusiasta del tentativo di trovare una soluzione comune senza che sia calata dall’alto:

«Fortunatamente tutti sono partiti con le giuste intenzioni e non ci saranno costrizioni. Qui si tratta di trovare un giusto compromesso tra le parti. Ed è questo che rende grande la Lega e quello che facciamo».

Per concludere: credere che la soluzione sia subito a portata di mano suonerebbe come troppo ottimistico. Ma è vero che se i presupposti sono questi, con già dei primi punti fermi sul tavolo, sperare almeno in una regola quasi definitiva già dai prossimi mesi potrebbe essere veramente possibile. Anche perché rintuzzare la polemica alla fine del campionato sarebbe completamente inutile.

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