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Accadde oggi: 15 marzo 1958, l’ultima tragica partita di Maurice Stokes

nbaitalianews Twyman-StokesAlcune partite sono destinate a entrare nella storia involontariamente. E spesso per ragioni non legate solo allo sport. Quella che si gioca il 15 marzo 1958 a Detroit rientra nella categoria. I Pistons battono i Cincinnati Royals nella prima gara di playoff. Ma il match passerà alla storia per un altro tragico motivo: sarà l’ultimo giocato da Maurice Stokes.

Quella di Stokes è una delle storie più commoventi dello sport. Classe 1933, entra nell’NBA nel 1955 e lascia subito il segno. Con i Royals, a quel tempo ancora a Rochester, si mette in luce come centro capace di realizzare, prendere rimbalzi a volontà e di servire assist. Vince il premio Rookie dell’anno e, nella stagione successiva, quello di miglior rimbalzista.

L’annata 1957/58 dovrebbe essere quella della consacrazione. I Royals hanno traslocato a Cincinnati per fare il salto di qualità. I risultati migliorano e la franchigia per la prima volta arriva ai playoff. Ma a un passo dal paradiso, si ritrovano invece all’inferno. Nell’ultima sfida di regular season, la squadra è di scena a Minneapolis contro i Lakers. Si gioca il 12 marzo e arriva un successo che porta il bilancio definitivo a 33 vinte e 39 perse, sufficiente comunque per arrivare terza a Ovest, dietro i Pistons che hanno la meglio per la differenza canestri.

Durante la sfida, Stokes ha un incidente. Mentre prende un rimbalzo, cade e batte violentemente la testa sul parquet. Sembra una cosa da poco, tanto che finisce il match e si presenta regolarmente in campo tre giorni dopo. Il 15 marzo scatta la post season e i Royals sono ospiti proprio in casa dei Pistons. Che si impongono 100-93, soprattutto grazie a un decisivo allungo nell’ultimo quarto. Stokes dà il suo contributo di 12 punti e 15 rimbalzi ma non basta.

Ma la tragedia è dietro l’angolo. La squadra deve far subito ritorno in Ohio perché il giorno dopo si gioca gara 2. Sull’aereo, Stokes si sente male e l’incidente di Minneapolis presenta il conto. Diagnosi ed effetti sono terrificanti: grave encefalopatia e paralisi. Non solo fine della carriera ma soprattutto vita compromessa. Passerà il resto dei giorni (12 anni, morirà nel 1970) su una sedia a rotelle. A dargli una mano sarà soprattutto il suo compagno di squadra Jack Twyman, a quei tempi uno degli atleti più forti in circolazione. La loro amicizia diventerà simbolica, tanto che l’NBA, nel 2013, ha istituito il “Twyman-Stokes Teammate of the Year Award” per premiare il compagno di squadra ideale.

L’incidente segnerà fortemente i Royals che perderanno nettamente anche la seconda sfida contro Detroit e finiranno la marcia. E nella stagione successiva non si riprenderanno chiudendo nettamente all’ultimo posto.

Il basket perde un atleta che, a neppure 25 anni, aveva ancora tutto da dare. Uno che nelle prime tre stagioni aveva tenuto una media di oltre 16 punti, 17 rimbalzi e 5 assist. Negli anni successivi, la sua storia ispirerà un film e nel 2004 verrà inserito nella Hall of Fame.

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