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La notte di Hamilton, i Pistons omaggiano il loro campione

Richard HamiltonBen sei anni ci sono voluti per ricucire lo strappo tra Detroit Pistons e Richard Hamilton, ma alla fine è successo proprio lì al The Palace, dove tutto si era consumato, col ritiro del numero 32, sua maglia nei lunghi 8 anni trascorsi insieme.

Ai tempi, correva il 2011, non fu facile per nessuno assistere alla sua partenza. E non solo perché si lasciava alle spalle un campionato vinto, nel 2004, ma per come si stava deteriorando malamente il loro rapporto dopo sette settimane di panchina a seguito di un’accesissima discussione col coach dell’epoca John Kuester.

Chi poteva credere che scegliere Chicago non sarebbe stata la scelta giusta? Nessuno, ovvio, a partire dallo stesso Hamilton che poco prima dell’intervallo dell’incontro di ieri coi Celtics, momento della cerimonia, ha preso la parola e tra l’emozione e la commozione ha cercato di spiegarsi al suo pubblico:

«Da qui non me ne sono andato con le buone. Ma ogni volta che ero negli spogliatoi con la divisa dei Bulls mi guardavo e mi dicevo “diamine questo non sono io, io sono un Pistons”».

Difficile riuscire a liberarsi di un bagaglio di ricordi pesanti come il suo. Non a caso a rendergli omaggio tra i tanti c’erano Chauncey Billups, Ben Wallace, Tayshaun Prince, Rasheed Wallace e coach Larry Brown, vale a dire il nucleo vincente del 2004.

«Sto cercando di non piangere – ha continuato durante– anche se è molto difficile. L’ho già fatto tre volte», per poi parlare a lungo alla folla accorsa per rendergli omaggio e concludere in modo molto sbrigativo: «Detroit ed i fan. Vi amo, grazie mille». A volte bastano anche poche parole.

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