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Il Commissioner Silver: «Stiamo lavorando per alzare l’età minima dei giocatori NBA»

adam silverRicco fine settimana quello degli ASG di New Orleans, dove nell’annuale conferenza sullo stato attuale dell’NBA il Commissioner Adam Silver ha confidato ai cronisti di aver cominciato a discutere con Michele Roberts, direttrice esecutiva dell’NBPA, del problema sull’età minima per poter debuttare nella Lega più famosa del mondo.

L’obiettivo sarebbe oltre le solite parole di rito, come cercare «un nuovo approccio per il futuro», riuscire finalmente a far coincidere gli interessi delle società con quelli dell’associazione sindacale. Se infatti le prime vorrebbero alzare l’età del debutto dai 19 anni ai 20, i secondi sarebbero invece dell’avviso di abbassare l’asticella ai 18.

Per il momento tuttavia non sono previste novità visto che il prossimo regolamento entrerà in vigore il 1 luglio di quest’anno e secondo le disposizioni non sono previsti cambiamenti prima del biennio 2022-2023. Insomma ancora 6 anni senza novità fatta eccezione per il dibattito che si creerà nei prossimi giorni.

Silver ha infatti candidamente ammesso di voler affrontare prima o poi il discorso di petto:

«Dobbiamo partire dall’idea che per poter discutere di argomenti come questo bisogna innanzitutto avere unità e collaborazione ed è arrivato il momento per farlo. Certo per ora resta tutto immutato a 19 anni ma con Michele abbiano iniziato a parlarne direttamente. La questione è però molto complessa e per venirne a capo c’è bisogno di avere sul tavolo tutte le parti interessate».

«Che ci siano piccole differenze è normale. Ma negli ultimi giorni sono riuscito ad avere un approccio migliore al problema grazie ad una serie di discussioni che ho avuto con giovani giocatori pronti ad entrare nella nostra lega».

Un chiaro riferimento quest’ultimo alla regola one and done, che obbliga i cestisti in erba a passare almeno un anno di basket universitario prima di poter fare il grande salto, per cui ci sarebbe invece convergenza con Michele ed i suoi associati:

«Tutti e due pensiamo che sia una cosa da rivedere. Numeri alla mano il basket collegiale maschile ha circa 16mila giocatori tra I, II e III divisione. La media di quelli che sono diventati giocatori di fatto negli ultimi cinque anni è solo di otto».

Insomma per parlare di cambiamenti è sicuramente un po’ presto, ma l’importante è che se ne parli. Perché senza prendersi in giro i prossimi dibattiti sull’argomento si preannunciano belli movimentati.

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