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Ettore Messina: «Mi sento pronto per un ruolo da head coach in NBA»

ettore messina nbaOramai dovremmo esserci abituati perché tutte le volte che in NBA c’è qualche posto libero da allenatore tutti pensano al nostro Ettore Messina. E già l’anno scorso era capitato, risolvendosi poi in un nulla di fatto, coi Lakers che gli preferirono Walton e i Rockets che non diedero alcun seguito all’unico colloquio avuto.

Un vero peccato perché l’azzurro non si meriterebbe il primo posto da coach europeo nella storia dell’NBA solo per rendere orgogliosi i tanti italiani pronti ad ammirarne le gesta ad orari improbabili (cioè al nostro fuso) ed a chilometri di distanza, ma soprattutto – permetteteci di essere di parte – come giusto coronamento di un palmares e di una carriera internazionale invidiabile.

Nessuno però gli ha mai chiesto come diretto interessato cosa ne pensasse veramente e se un’opportunità del genere lo abbia mai veramente solleticato. Perché diciamocelo, è ovvio che certi ambienti tendano ad essere conservatori ma forse bisogna solo attendere il giusto passepartout per scardinare una realtà come questa.

Messina da parte sua non ha negato un certo interesse, ma rispondendo a The Vertical ha teso a tenere molto i piedi per terra con l’umiltà che lo contraddistingue da sempre all’idea di un salto di qualità del genere:

«Se accadesse? Ne sarei davvero onorato anche e soprattutto come europeo. Da persona che ha allenato per molti anni in Eurolega e ha lavorato con molti europei sarebbe davvero gratificante. Ma allo stesso tempo sono un po’ spaventato dall’idea di non essere in grado di gestirlo. Spesso mi chiedono se mi sia mai capitato di sognarlo. A chi lo fa rispondo sempre che il sogno è in sé una cosa folle e vorrei rimanere coi piedi per terra con le cose che posso controllare, e questa sicuramente non lo è. Da parte mia posso fare solo il mio lavoro e cercare di divertirmi: non devo mai dimenticare di trovarmi in una posizione per molti invidiabile perché tanti vorrebbero essere con Popovich agli Spurs. Non voglio mentire a nessuno: è una grande opportunità. Se accadrà ne sarò onorato, ma ancora è qualcosa che non sono in grado di controllare».

E proprio parlando di Spurs e Gregg il rischio è quello di finire nel cono d’ombra anche quando come lui hai una tua storia personale, ma questo non sembra essere un problema. Anzi quando alleni con numeri uno fa parte del gioco:

«È incredibile ma tutte le volte che parlo coi miei ex assistant, ex giocatori o altri con cui ho lavorato non mi chiedono mai come sto. No, finiscono sempre per chiedermi cosa Pop penserebbe di una o di un’altra cosa. Lui è veramente un’icona e se devo essere sincero forse lo è molto di più in Europa che in America. Basta controllare la stampa ed internet: le sue considerazioni e riflessioni lì trovano sempre più di uno spazio. Dalle più caustiche alle più tecniche. Non apprezzerebbe sicuramente il paragone ma posso dire che è un po’ come Lady Gaga. Scherzi a parte è molto rispettato non solo per la sua carriere ma anche per il suo modo di essere. Grazie a lui gli Spurs giocano in un modo unico qui in NBA che ricorda molto lo stile europeo: cioè prendere la palla, passarla e cercare di fare le cose insieme. Questo è il nostro stile e la gente lo capisce bene, per questo finisce con l’amare molto allenatore e panchina».

Ma Pop stesso è avvisato, perché ci sia una squadra allenata da un europeo, vero, è solo questione di tempo. E chissà che non tocchi proprio al nostro Messina togliergli questo scettro.

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