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Durant torna a Oklahoma City da ex: «Non mi aspetto una brutta accoglienza»

westbrook durantTornare da ex non è mai facile, soprattutto se i tuoi ex tifosi si sono sentiti letteralmente accoltellati alle spalle dalla tua partenza, giudicata non solo un tradimento ma addirittura una scorciatoia verso la vittoria. E questo lo sa bene Kevin Durant che nel tour de force di questa settimana, dopo Bulls e soprattutto Cavs, incontrerà venerdì notte i Thunder.

Un incontro che si preannuncia leggendario non solo perché le due franchigie si sono già affrontate, novembre e gennaio ad Oakland con due vittorie nette dei padroni di casa, ma soprattutto perché per la prima volta ci sarà anche il fattore pubblico col tifo di Oklahoma pronto a giudicare il suo “figliol prodigo”.

Una situazione da gestire non facile per nessuno, anche se KD confidandosi con Marc Stein, cronista di punta di ESPN, ostenta non tanto sicurezza quanto più che altro emozione e nostalgia per un ritorno nell’insolita veste di ospite: «Ci ho pensato per tutto l’ultimo mese e ho come unico scopo quello di sperimentarlo e vedere come mi sentirò quando arriverà quel momento».

Se teme la reazione scomposta del popolo della Chesepeake? No, tranquilli. Li conosce troppo bene per aspettarsi una cosa di questo tipo: «So cosa è importante per i tifosi dei Thunder e credo che sostenere i loro giocatori sarà molto più interessante che pensare ad un singolo avversario come me. Di sicuro non cercherò di ingraziarmeli ma so da subito come dovrò comportarmi perché conosco quanto possano essere turbolenti quando vogliono. Ci ho giocato molte notti, quindi non mi aspetto alcun tipo di benvenuto ma allo stesso tempo nemmeno chissà cosa. Mi piacerebbe poter dire che sono tornato lì a condividere ricordi di quando eravamo insieme con delle persone con cui ho un legame solido. E per questo posso dire che seppure non faranno il tifo a voce alta per me, basterebbe fargli un occhiolino per ricordargli di quanto trascorso insieme».

E quindi alla luce di tutto questo non dovrebbe nemmeno essere complicato ritrovarsi faccia a faccia con Russell Westbrook, che per molti è stato chi ha sofferto più il suo addio. Le polemiche fra loro sarebbero in realtà un falso problema quasi montato ad arte da una certa stampa scandalistica:

«Ho realizzato nel corso di questa stagione quanto fosse una diatriba inesistente. A mettere zizzania è stata una mia intervista, stravolta da qualche giornalista scorretto, in cui definivo i miei nuovi compagni come altruisti. Da qui qualcuno ha fatto intendere, con molta malizia, che per esclusione lui e tutti i Thunder fossero egoisti, facendo confronti col passato dove non c’erano. Ma non avendo sentito tutta l’intervista era facile cadere in un tranello del genere. Quando ne venni a conoscenza mi dissi chiaramente: qui stanno montando un caso per il puro gusto di polemizzare».

Se andrà realmente così? Dirlo ora è impossibile, ma nell’attesa di una risposta di Westbrook, che potrebbe anche non arrivare, i presupposti perché sia una gara di cui ricordarsi a lungo ci sono tutti. Del resto non c’è due senza tre e chissà se proprio Russ e compagni, per chiudere definitivamente il cerchio, non riescano a fare un bel regalo ai loro tifosi.

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