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Ancora polemiche sulle convocazioni all’ASG, Beal: «Non mi spiego quella di Carmelo Anthony»

bradley beal wizardsQuella tra gli All Star Game e Bradley Beal sembra una polemica ancora troppo lontana dall’essere finita. Dopo il suo rifiuto stizzito di partecipare al Three Point Contest, la gara da tre punti, il cestista di Washington ha motivato tutto con la «troppa delusione di essere escluso dalla squadra Est» e quindi «di non volersi accontentare di una sorta di ripiego qualunque». Una scelta legittima, per carità, ma che di certo non ha aiutato la distensione del clima generale che se prima era già teso nelle ultime ore è sicuramente peggiorato.

Beal non ha infatti digerito di essere stato rimpiazzato da Carmelo Anthony nel ripescaggio per sostituire l’infortunato Kevin Love. Un nome sicuramente più ridondante ma meno meritevole per lui, e soprattutto per i suoi sostenitori, di parteciparvi.

Sia chiaro non una polemica tra colleghi, quanto più che altro una carica a testa bassa verso tutti quei meccanismi che spesso e volentieri premiano fama e spettacolarità piuttosto che il merito.

«Lo voglio premettere sin da subito: non dirò mai che un collega non meriti di far parte dello Stars Team. Carmelo è un grande giocatore e – diavolo – è uno di quei talenti offensivi che qui in NBA non vedevamo da anni. Non ho niente di personale contro di lui. Ma per me a non avere senso è tutta questa storia: voglio dire se il metro di giudizio con cui fare le scelte è quello dei risultati, delle vittorie ecc. allora non capisco proprio in base a cosa lo abbiano preferito a me. Mi sembra tutto molto strano».

Un giudizio molto forte che contesta apertamente la scelta fatta senza nessun giro di parole. E del resto a dargli manforte in questo coro di polemiche è stato anche chi come Barlestein all’infuori di ogni faziosità, è non solo il suo agente ma anche di molti altri professionisti, è accreditato come uno dei maggior conoscitori di tutta la lega e delle sue dinamiche:

«Anche se non vale la pena di prendersela sarebbe necessario evidenziare un paio di contraddizioni un po’ troppo grandi. Senza girarci intorno bisogna riconoscere che se oggi fosse toccato agli allenatori decidere chi mandare al posto di Love sono sicuro che sarebbe toccato a Brad. Così non funziona proprio. E sia chiaro sin da ora che l’ho pure detto a tutti gli uffici di competenza che non ero d’accordo. Oggi a livello di risultati non c’è ad Est una squadra vincente come Washington e Brad, piaccia o meno, ne ha gran parte del merito. Questo è un dato difficilmente contestabile così come il fatto che sia un giocatore da élite e non solo semplicemente da ASG».

E Barlestein a riprova del suo discorso porta tanto di numeri: Melo conduce sì a livello di punti, ma di poco con 26,3 contro 24,3 di media, mentre per risultavi complessivi non c’è proprio storia. Gli Wizards hanno una striscia non solo più convincente ma addirittura molto più prolifica, e pure di tanto, da dicembre ad oggi.

Scoprire dove sia la ragione? Impossibile. Internet come al solito funge da ottima cartina di tornasole dove attraverso Twitter i commenti si sprecano, tra i suoi sostenitori anche Markieff Morris ed il suo ex coach dei tempi di Kentucky John Calipari. Oramai i giochi sono fatti ed alimentare polemiche di questo genere non sarebbe solo inutile ma addirittura controproducente, e anche se Beal ostenta indifferenza – «è importante partecipare ma alla fine pace, preferisco riposarmi in attesa dello sforzo finale di stagione» – stia tranquillo. Ha tutto l’anno prossimo per rifarsi e allora siamo sicuri che non mancherà.

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