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Storie tese tra Wizards e Celtics e stanotte ci si aspetta la resa dei conti

celtics wizards fightInutile nasconderselo, la gara di stanotte tra Celtics e Wizards rischia di essere indimenticabile e a prescindere dal risultato. Come ricorderete tra le due franchigie non scorre proprio buon sangue, anzi si potrebbe parlare quasi di una vera e propria faida, alimentata nel corso degli ultimi mesi da atteggiamenti scorretti di ambo le parti.

Tutto iniziò la scorsa stagione quando Jae Crowder accusò l’ex coach di Washington Wittman di averlo insultato, per poi ricominciare a novembre con l’espulsione di Wall per un flagrant 2 su Marcus Smart e riesplodere poco più di dieci giorni fa con un fallo di Beal su Smart ed un principio di rissa con protagonisti Crowder e ancora John Wall.

In quell’occasione il Celtics si avvicinò allo scadere all’avversario e dopo averlo “sfottuto” per la sconfitta scatenò una baraonda con un colpo al naso che richiese l’intervento dell’intero staff. Risultato: una bella multa di 25mila e 15mila dollari per tutti e due.

Ora con una vittoria a testa quella che dovrebbe essere la “bella” rischia da subito di partire col piede sbagliato. A gettare il guanto di sfida è stata Washington che, attraverso Kelly Oubre Jr., ha confidato di voler scendere in campo con un bel completo “all blacks” e non per emulare i rugbisti neozelandesi:

«Indosseremo un completo tutto nero. Quando lo metti sai bene cosa significhi: noi siamo pronti a tutto. Questo non è assolutamente un promemoria per noi ma per gli altri. Siamo pronti a tutto, ripeto, quest’anno è il nostro terzo incontro, vediamo come va a finire».

Quindi gli ha fatto eco lo stesso Wall che con un po’ di incoscienza ha risposto ai giornalisti paragonando la scelta della divisa ad un funerale.

Con un clima così avvelenato il diritto di replica non poteva che spettare a Crowder che con più responsabilità dei colleghi, pur non escludendo nulla, ha lasciato ben più di una porta aperta:

«Ho già perso 25mila dollari per la multa, quindi per quanto mi riguarda non vedrete molto. Forse dovrei iniziare a prendere esempio da Kevin Garnett ed iniziare a parlare più con me stesso che con gli altri. Sì dovrei parlare di più con me e non con gli altri».

Tra accuse vicendevoli e la stampa che ovviamente sguazza in situazioni del genere, riscaldando il più delle volte gli animi gratuitamente, stasera ci si aspetta un vero e proprio inferno al TD Garden. Ma una cosa è certa, la storia è ancora lungi dall’essere finita visto che in regular il prossimo appuntamento è a Boston il prossimo 20 marzo. Magari per allora tutti avranno un po’ più di sale in zucca.

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