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L’ex Warriors Stephen Jackson ammette: «Ho fumato marijuana prima di grandi partite»

stephen jacksonContinua senza sosta la crociata per la legalizzazione della marijuana negli Stati Uniti. Dopo innumerevoli professionisti che hanno candidamente ammesso di averla fumata per rilassarli o per riprendersi da brutti infortuni e chi addirittura come Clifford Robinson è entrato nel business legale in quegli stati che ne ammettono la produzione, è stata la volta di Stephen Jackson.

Il cestista ha infatti confidato nel programma “I Am Rapaport: Stereo Podcast”, condotto dal celebre attore Michael Rapaport (già in Friends, Willy il principe di Bel-Air, My name is Earl e Una vita al massimo) di averne fumata prima di alcuni incontri durante la sua militanza coi Golden State:

«Voglio essere sincero sull’argomento, ne ho fumata prima di un paio di partite e sono state grandi partite. Mi ricordo però che in qualche gara ero già in panchina dopo 3 minuti, continuando a ripetermi di stare calmo. Ho spedito un tiro da tre sopra il tabellone e mi ripetevo in continuazione: “Stai calmo”».

Ma la novità in sé non è tanto nell’ammissione, che sempre più cestisti confessano a cuor leggero nella speranza di sdoganare gli “spinelli” o comunque di riuscire a creare un dibattito costruttivo, quanto nella consapevolezza del coach Don Nelson che sapeva tutto:

«Eravamo nello Utah e dovevamo fare l’ultimo test anti droga. Pensai quindi che dopo avrei potuto fumare senza paura. Parlai con Don tutto il tempo della marijuana, e devo riconoscere che fu molto costruttivo. Una volta che facemmo l’ultimo esame io e Baron Davis corremmo eccitatissimi nello spogliatoio perché voleva dire che da quel momento in poi avremo potuto fumare per il tutto il resto della stagione. Ci scambiammo un “cinque” velocissimo col coach che stava a significare che aveva capito. E questo fu fortissimo: lui sapeva benissimo cosa facevano i suoi giocatori dentro e fuori dal campo. È per questo che eravamo una grande squadra».

Veramente chiaro il senso di una confessione del genere rivolto a tutti i proibizionisti: la demonizzazione contro un dato di fatto come questo non serve a nulla. Anzi si rischia addirittura di cadere in una malcelata ipocrisia. Jackson, che giocò con gli Warriors per 4 stagioni e con una media di 15,1 punti 3,9 rimbalzi e 3,1 assist, firmò proprio dopo il suo trasferimento dai Pacers in California (‘06/’07) la sua migliore stagione. Segno, almeno per lui, che agonismo e marijuana possono convivere benissimo.

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