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Coach Walton analizza la peggior sconfitta della storia dei Lakers: «È umiliante, manca un minimo di mentalità»

luke-waltonDopo gli addii che i Lakers hanno subito negli ultimi anni, fra tutti ovviamente quello di Kobe Bryant, i Lakers sono alle prese con un percorso di ricostruzione tanto agognato per riuscire a riportarli nel basket che conta, ma per il momento il processo sembra ancora molto lungo. I fasti dei vecchi tempi sono lontanissimi se guardiamo all’ultima sconfitta rimediata nella trasferta di Dallas che, purtroppo per coach Walton, finisce anche col segnare il punto più basso di tutta la loro storia.

E Walton può cercare di indorare la pillola come meglio crede, ma sperare di trovare le parole giuste dopo 49 punti di scarto, su un totale di 73 – 122, diventa veramente difficile o nelle migliori delle ipotesi un po’ incosciente:

«Non abbiamo dimostrato di volere giocare come possiamo se devo essere sincero. Tutto questo per noi è frustrante se non addirittura imbarazzante tanto come squadra quanto come organizzazione. Senza dimenticare poi i tifosi che ci hanno mostrato da sempre tantissimo affetto».

«A questo punto – ha continuato Walton – non si tratta più di sperare di vincere ad ogni costo ogni singola notte. Bisogna giocare con un certo stile, solo questo ti darebbe la possibilità di vincere mentre costruisci un nuovo progetto. Dobbiamo iniziare a dare del nostro meglio e vedere ogni singola gara come fosse l’ultima e cercare di non essere mai soddisfatti. Nella gara contro i Mavericks non possiamo assolutamente parlare di sforzi. È stato umiliante anche perché conoscendo i ragazzi e loro potenzialità so che non ci rispecchia assolutamente. Lo ripeto: perdere, soprattutto così, è stato frustrante».

E frustrante è poi proprio il termine più adatto per descrivere l’aria che si respira a Los Angeles visto che questa botta arriva proprio in concomitanza col decimo anniversario di quegli 81 punti che Black Mamba rifilò ai Raptors scrivendo in assoluto il secondo punteggio personale segnato da un singolo giocatore nella storia dell’NBA. Proprio a riprova che quei tempi, almeno oggi, sembrano più lontani che mai.

Se dovessimo fare un bilancio possiamo dire già da ora che nonostante la buona partenza, per cui in molti speravano addirittura nei playoff, la stagione non è stata delle migliori e ad oggi manca solo una vittoria per bissare i risultati, certo non brillanti, dello scorso anno.

Tolte le parole di rito che Walton deve necessariamente pronunciare per tranquillizzare tutti, tra cui il fatto che «questi stop servano a motivarti ancora di più e non pregiudichino assolutamente di arrivare dove ci siamo preposti», l’unico in grado di fotografare bene la realtà è il rookie Brandon Ingram per cui non ci sono giustificazioni possibili. Ma ora alla luce di tutto questo resta da capire quanto tempo, e quante umiliazioni, si debbano ancora subire prima di riuscire a trovare una reazione degna di questo nome.

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