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Antetokounmpo rivela: «Quando Kidd mi ha messo in panchina l’ho “googlato” e non ho potuto dire niente»

Antetokounmpo Bucks DunkÈ la stagione della conferma per Giannis Antetokounmpo, che a suon di numeri si sta facendo largo nella NBA come uno dei migliori play. Veder giocare titolare in quella posizione un ragazzo di 22 anni e di 2,11 metri fa impressione, ma di sicuro il greco di origini nigeriane sta dimostrando di saper far tutto, con una media in stagione di 23,8 punti, 9 rimbalzi, 5,7 assist, 1,9 stoppate e 1,9 palle recuperate.

I Milwaukee Bucks sono al momento sesti a Est, in piena lotta per un posto ai playoff e Antetokounmpo sarà con tutte le probabilità il primo in maglia Bucks ad essere invitato all’All-Star Game da Michael Redd nel 2004.

Un successo quello di “The Greek Freak” da condividere col suo coach Jason Kidd, uno dei più grandi playmaker della storia, che non ha mai nascosto la sua ammirazione per Antetokounmpo e anzi gli ha cucito addosso il nuovo ruolo. Un processo lungo iniziato fin dalla sua stagione da rookie (2013/14).

Nella sua seconda stagione in NBA però c’è stato un momento fondamentale: nella sfida con i Cavaliers Kidd ha deciso di lasciarlo fuori, apparentemente senza motivo, come lo stesso Antetokounmpo ha detto alla stampa, nonostante venisse da ben 77 presenze consecutive e senza alcun problema fisico.

Il giocatore ha poi rivelato che pare che coach Kidd non gradisse le sue continue conclusioni da tre, evidentemente cercando di spronarlo a entrare e spaccare le difese (cosa che fa con continuità ora). Oggi Antetokounmpo confessa: «Non condividevo le critiche dell’allenatore e allora l’ho cercato su Google per vedere chi realmente fosse. Poi ho visto: Rookie of the Year, campione NBA, medaglia d’oro olimpica, secondo per assist e altre cose. Ho pensato che fosse meglio stare zitto».

Saggia decisione di un giocatore con potenzialità infinite che può essere modellato da una delle menti più geniali dello sport in generale.

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