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VIDEO: I Cavaliers in visita alla Casa Bianca per un memorabile MannequinChallenge

kevin-love-cavaliers-obamaChi pensa che ieri per Obama sia stata una giornata da dimenticare per via dell’invito a Donald Trump, alla Casa Bianca per parlare di transizione e soprattutto dare un segnale di continuità ed unità ad un Paese diviso come non mai, forse sbaglia.

Perché se da un lato c’è stata la ragion di stato ed i suoi obblighi presidenziali, dall’altro ha avuto almeno un momento di svago con la visita dei Cavaliers, chiamati qualche tempo fa per ricevere le congratulazioni presidenziali per il primo anello della loro storia. I campioni NBA hanno anche avuto modo di fare il Mannequin Challenge, una nuova moda USA che consiste in un video di gruppo che ricrea un finto fermo immagine di gruppo.

Un evento memorabile per LeBron e compagni che almeno lenisce un minimo il disappunto di chi come lui si è tanto speso nel corso di questa campagna elettorale per la Clinton e che invece ora si troverebbe, se la storia dovesse ripetersi, ad essere accolto l’anno prossimo proprio da Trump. Un’idea che non lo entusiasma affatto, visto i timori che scatena l’idea della sua presidenza.

Una cosa almeno è certa: Obama, che è un grande tifoso di basket e dei Bulls, ha avuto modo di rilassarsi e passare un ottimo resto della giornata con tutta la franchigia. Pare infatti si sia creato da subito un clima gioviale e colloquiale tra i giganti del parquet ed il gigante della politica abituato ad eventi di questo genere e, come dimostra l’esperienza della nostra atleta Bebe Vio, così allergico all’etichetta da rompere i rigidi protocolli non appena si crei l’occasione.

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Una foto pubblicata da Iman Shumpert (@imanshumpert) in data:

Una visita improntata all’allegria come testimoniano le tante foto, tra tutte il selfie tra Michelle Obama e Iman Shumpert, ed i complimenti vicendevoli che hanno mischiato gratitudine, Barack si è detto grato perché non superando il record dei Bulls in regular li hanno lasciati «la miglior squadra al mondo», ed un’ode metaforica allo “yes we can” che fu il motto della sua campagna elettorale. Nessuno prima di loro è mai riuscito a colmare un divario di 3 -1 durante le finals ribaltando tutti i pronostici:

«Una risalita del genere – ha detto il Presidente uscente – è qualcosa di unico in tutta la storia dell’NBA. Che io abbia memoria è la prima volta che capita. Vincere poi contro una squadra come i Golden State gara 5 e gara 6 con uno scarto da dieci punti non è da tutti!».

Quindi c’è stato un momento rivolto a tutti i giocatori, nessuno escluso, ed al contributo che hanno dato per arrivare in cima al gotha del basket, con una menzione speciale per James e James Jones, suo compagno di avventure nel corso delle loro 6 finals disputate fianco a fianco.

Un ultimo regalo politico in salsa sportiva del primo presidente afro americano nella storia degli Stati Uniti. Certo è prassi che i vincitori siano accolto dal primo cittadino USA, ma mai nessuno come Obama ha capito l’importanza dello sport e del suo messaggio in un paese come gli Stati Uniti attraversato da profonde contraddizioni sociali ed economiche. Chissà se nonostante le divergenze proprio Trump non riesca a farne tesoro, preparandosi già da ora ad una cerimonia “informale” per l’anno prossimo.

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