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Phil Jackson commenta il ritorno di LeBron a Cleveland e si lascia scappare il termine “posse”, ecco la replica

phil-jackson-lebron-jamesLa premessa è che questo è un momento storico in cui è difficile non essere fraintesi e ancora più difficile evitare che le proprie parole vengano strumentalizzate. La vittoria di Donald Trump ha contribuito a far crescere la tensione, già alta in seguito alle proteste di giocatori e addetti ai lavori durante l’inno americano, specialmente sulla tematica del razzismo.

E così basta una parola, magari usata con superficialità, a scatenare la polemica. È, in estrema sintesi, quello che è successo a Phil Jackson, che in un’intervista si è trovato a commentare il ritorno a Cleveland di LeBron James, dopo le stagioni in maglia Heat. Tutto era partito dall’analisi del difficile ruolo di Pat Riley e proprio dal fatto che dalla stagione successiva alla partenza di James sia iniziato un periodo difficile per gli Heat.

«Deve essere stata dura perdere LeBron, come uno schiaffo in piena faccia. Credo che qualcosa si sia rotto quando la squadra era a Cleveland e voleva restare una notte in più. Gli Heat non erano abituati a farlo, non era la loro politica, e Spoelstra ha chiesto a Riley come dovesse comportarsi. La risposta è stata di restare con la squadra, ma non è possibile far cambiare così i programmi solo perché tu, tua madre e la tua posse volete passare una notte in più in una città».

Jackson ha poi aggiunto: «So che a LeBron piace avere trattamenti privilegiati».

Proprio il termine “posse” (traducibile come gang, ma utilizzata nello slang in un senso in qualche modo dispregiativo) ha scatenato la polemica e il primo a rispondere è stato Maverick Carter, socio in affari di LeBron in molti dei suoi progetti: «È proprio la parola “posse” ad offendere. Se avesse detto “col suo agente” o “con i suoi ragazzi” sarebbe stato diverso, ma usare “posse” solo perché si riferisce a un ragazzo giovane e nero è infantile».

Anche James ha voluto dire la sua: «Ho perso il rispetto per Jackson, nonostante quello che ha fatto come allenatore col mio giocatore preferito di sempre; non intendo permettergli di offendere me o i miei amici. Io e quel gruppo di persone abbiamo fatto tanto e molte cose di successo e dichiarazioni di questo tipo sono solo uno stimolo a continuare e a fare meglio».

Carmelo Anthony ha provato a placare i toni, dichiarando che in nessun modo le parole di Jackson volevano essere razziste, ma James ha chiuso così: «Non mi sorprende che abbia detto cose del genere ai media. Pensate cose possa dire a microfoni spenti. Ha decisamente del lavoro da fare per migliorare».

Insomma basta una parola, usata nel modo sbagliato a scatenare un botta e risposta di questo tipo; Phil Jackson dovrebbe sapere che in questo momento è meglio non addentrarsi in queste tematiche, è però anche vero che montare un caso da una parola, per altro apparentemente non usata come offesa razzista, è quantomeno eccessivo.

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