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Processo per stupro: l’accusa di Derrick Rose racconta la sua versione

derrick-rose-rapeRischia di partire malissimo o di non cominciare affatto la nuova avventura newyorkese di Derrick Rose, alla sbarra in questi giorni per le accuse di stupro di gruppo. Come ricorderete la vicenda, del lontano 2013 ma denunciata solo recentemente, è diventata una sorta di giallo vero e proprio con l’accusa che parla apertamente di uno dei reati più infamanti aggravato dal tentativo –che si direbbe riuscito – di narcotizzare la presunta vittima e la difesa che invece rigetta tutto, compresa la maxi richiesta di risarcimento da 21,5 milioni di dollari, contro accusando un goffo tentativo di estorsione.

La prima udienza, istruita questo giovedì, ha visto costituirsi le diverse parti con momenti particolarmente toccanti da parte della sfortunata che è prima scoppiata in lacrime all’ingresso del cestista e poi si è lasciata andare ad una ricostruzione che non lascia certo spazio alla fantasia:

«L’ho incontrato in un locale con due amici dove abbiamo bevuto della Tequila prima di andare a casa sua, da lì in poi qualcosa è cambiato: abbiamo continuato a bere alcolici ma sentivo che c’era qualcosa di strano perché nel giro di pochissimo ho iniziato a sentirmi confusa e goffa. Non riuscivo a capire per niente cosa mi stesse succedendo».

Quindi, sempre secondo ricostruzione dell’accusa, sarebbe andata a casa sua dove dopo aver vomitato si sarebbe messa a dormire. Da qui in poi un vero e proprio inferno con i tre uomini, Derrick e i suoi due amici Ryan Allen e Randall Hampton, che sarebbero entrati e ne avrebbero abusato sessualmente.

Nemmeno a dirlo del tutto differente la reazione della difesa che ha tentato di smontare punto per punto, e con prove alla mano, la versione precedente: la donna sarebbe sì tornata a casa sua ma solo dopo una serie di rapporti consenzienti testimoniati da una lunga sfilza di messaggi telefonici, portati proprio come prova, dove non trasparirebbe assolutamente la violenza.

Tanto che Waukeen McCoy, il legale del Knicks, ha chiesto apertamente «come fosse possibile scrivere messaggi così chiari ed espliciti se si fosse state drogate», per poi chiudere la sua arringa in modo molto scenico «si parla di un film horror ma qui traspare più che altro un porno. Si dice che l’abbiano stuprata a turno ma nessuno è in grado di dire chi sia stato il primo a farle violenza. Non è stato né uno stupro né uno stupro di gruppo».

Infine completa il castello difensivo la contro accusa poco velata di un’eccessiva disponibilità della ragazza, accusata di essere insaziabile sotto il punto di vista sessuale da avere un solo rapporto orale con Derrick e quindi un rapporto a tre – ovviamente consenziente – con i due amici.

Vista la complessità della vicenda, per ora si sta istruendo solo il giudizio civile, non sono state ancora formulate accuse penali a carico dei tre imputati ma è solo questione di tempo dato che la polizia di Los Angeles sta continuando ad indagare sul tutto. E da qui in poi dipenderà la sua stagione, visto che in caso di accuse troppo pesanti franchigia ed NBA potrebbero addirittura decidere di escluderlo.

Capire dove sia la verità in una storia a tinte così fosche è per il momento impossibile: il tempo passato dai presunti abusi rende le indagini ancor di più in salita visto che la vittima non può certo ricorrere ad esami medici per attestare la veridicità dell’accaduto e lo stesso Rose incorre in problemi simili. L’unica cosa certa è che tra colpi di scena in punta di diritto e processi spettacolari alla O. J. Simpson la storia è ben lungi dall’essere risolta.

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