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Da questa stagione NBA ammessi gli iPad in panchina. Stevens dubbioso: «Rischia di distrarre»

celtics brad stevensTra le grandi novità di quest’anno l’NBA ha deciso di dare la possibilità alle panchine di avvalersi di un aiuto multimediale tutt’altro che scontato: grazie a degli Ipad potranno essere montati e condivisi proprio con lo staff tecnico, in alcuni momenti morti dell’incontro, degli spezzoni di particolari azioni o infortuni non solo della partita corrente ma anche delle passate. Insomma uno “specialista” deputato a questo si occuperà a tempo pieno di mandare al coach video utili per capire come impostare il gioco.

Una scelta figlia di questi tempi in cui la rivoluzione informatica corre come il vento che però non trova la convinzione di molti a partire dal Brad Stevens dei Celtics che con ESPN si è detto molto scettico:

«Capire ora come ottimizzare questa novità è impossibile. Ci vorrà del tempo e della pratica dietro. Ma penso che forse la cosa migliore sia incaricare l’Assistant di occuparsene e di tenere sempre l’Ipad in mano. Sarà solo suo compito guardare quanto gli viene mandato dalla “regia” e già così non credo sia troppo positivo: avere un assistente con gli occhi sullo schermo per tutto il tempo non mi sempre ottimo. Trovare un equilibrio tra queste esigenze sarà molto difficile».

Da un lato ne gioverebbe la praticità, con le immagini già caricate sopra non ci sarebbe più bisogno di cercare tra decine di fogli lo schema giusto o di doverlo disegnare sulle lavagne, ma anche qui tanti sono i dubbi: «Molte squadre hanno già caricato il loro “archivio logistico” sulle macchine, ma credo che si debba ragionare in modo diverso. Certo averle subito sotto mano è comodo ma non si tratta di scegliere immediatamente, si tratta di fare la scelta migliore in pochissimi secondi. Una sicurezza che spingere un semplice bottone non ti può dare».

Stevens a Boston non è certo l’unico a pensarla così, gli fanno esco tanto il G. M. Danny Ainge che il suo assistant Brandon Bailey col primo che parla apertamente di «situazioni diverse ed impossibili da standardizzare anche se le immagini possono aiutare molto», ricordando la sua esperienza a Phoenix.

Certo i possibilisti intrigati dalla novità sono tanti e non è la prima volta che si vede una cosa del genere negli Stati Uniti (l’NFL utilizza Microsfot Surface per gli stessi motivi), ma scommettere oggi su una sua ottima riuscita senza abusi suona veramente come un salto nel buio.

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