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Lue alle prese con la fatica di LeBron: «È un testardo, ma lo costringerò a riposarsi»

tyronn lueQuali sono gli obiettivi dei Cavs per la prossima regular? Tornare per la terza stagione consecutiva alle finals e vincere il secondo anello della loro storia. Scontato quindi. Anche se il problema vero sentendo le parole di coach Tyronn Lue sarà cercare di bilanciare scientificamente le varie prestazioni di LeBron James con la giusta quantità di riposo, onde evitare di trovarsi d’emblée senza il giocatore centrale dell’intera franchigia.

Del resto basta avere una buona memoria per capire il perché: negli ultimi 6 anni, di cui 4 con gli Heat, King James è stato ospite fisso delle Finals macinando chilometri su chilometri, quindi è evidente che i vari momenti di pausa non possono essere presi troppo sotto gamba.

Lue ha infatti riconosciuto il problema come centrale non solo per l’economia della franchigia ma anche perché il nostro, qualora non ce fossimo ancora accorti, ha la testa dura come non mai:

«Ho avuto modo di studiare molto bene il calendario e tutte le partite – ha detto l’head coach dei Cavs – solo per capire il modo migliore di affrontare quelle settimane dove abbiamo 4 gare nel giro di 5 notti. Non dobbiamo essere stupidi e sottovalutare il fattore riposo: i nostri ragazzi non sono delle macchine e LeBron è particolarmente testardo. Capirlo ci aiuterà ad affrontare al meglio la seconda fase del torneo quando ci arriveremo».

Consultando il programma, i ritmi menzionati da Lue ci sono: avranno delle serie leggere di tre partite in quattro giorni ma anche due abbastanza complicate, tra fine dicembre ed inizio aprile, da 5 in 7 giorni. E proprio qui, numeri alla mano, bisognerà fare i conti col riposo di LeBron: solo l’anno scorso ha messo insieme in regular 35,6 minuti a partita, schizzando esponenzialmente a 39,1 durante tutti i playoff.

James da parte sua è cosciente del problema così come della difficoltà di preservarsi fisicamente:

«Cerco sempre di mettermi a disposizione dei miei compagni ed anche quando non gioco mi alleno in continuazione. Non riesco proprio a stare in panciolle. Per fortuna ho avuto buoni allenatori come Erik Spoelstra e Tyronn Lue (curiosamente non cita Blatt, esonerato l’anno scorso, ndr) che mi hanno insegnato come prendermi cura del mio corpo, capendo perfettamente quanto sono caparbio quando si tratta di giocare. Tutti loro sanno quanti chilometri il mio corpo ha fatto negli ultimi 6 anni per raggiungere le Finals. Quindi è evidente come le pause, la longevità e la salute vadano di pari passo».

Ma se è vero che la strada per l’inferno è lastricata di buone intenzioni, bisognerebbe capire come riuscire a far coincidere tutti questi buoni propositi con le intenzioni del cestista di giocare in tutte le 82 partite del torneo. Numeri non troppo spaventosi, se confrontati con le “sole” 76 dello scorso anno, ma comunque pesanti ed in grado di creare fin troppe variabili a quanto appena detto… Tutti conosciamo quali sono i ritmi folli della regular, è evidente quindi che il segreto sia un giusto equilibrio tra un sano agonismo ed il giusto riposo, tirare troppo la corda potrebbe essere veramente deleterio. Ma del resto uomo avvisato mezzo salvato.

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