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I Rockets nelle mani di Harden, coach D’Antoni gli affida completamente la squadra

james harden cucinaQuando si parla di Rockets la premessa da fare è sempre la stessa: la stagione dell’anno scorso non solo è stata una delusione quanto a risultati, 41 vittorie e 41 sconfitte sono una cifra che parla da sola, ma anche a livello emotivo con tanti cestisti frustrati e delusi.

L’esempio più calzante di tutti è quello di James Harden che giusto qualche giorno fa confidava a mezzo stampa di aver quasi temuto di perdere l’amore per il gioco e tutto il resto non tanto a livello personale, le sue statistiche negli ultimi due anni sono migliorate, ma per l’impossibilità di diventare protagonisti come gruppo. Insomma parliamo di un soffrire parecchio quella che è un’aura mediocritas che, purtroppo per loro, tutta Houston conosce bene.

Ma c’è chi coach D’Antoni è sicuro per quest’anno di aver trovato una soluzione che passa necessariamente per un ruolo di maggiore responsabilità del Barba. Harden infatti secondo i suoi progetti dev’essere maggiormente calcolato con un vero ruolo da leader in campo, attraverso la sua promozione a playmaker a tempo pieno:

«Il ruolo del playmaker è centrale per il ritmo che deve dare alla squadra. Deve sempre stare sul pezzo ed essere pronto a smistare la palla. James avrà molto più da fare, ma ce la può fare: lui ragiona molto sul campo, sa il fatto suo e sta già dando la giusta carica ai ragazzi dicendogli qual è il nostro potenziale. Come tutti ha il suo ritmo, alle volte è più veloce altre più lento ma è normale: Steve Nash non era proprio un Jet. Jeremy Lin aveva i suoi tempi, come del resto tutti quelli che ho allenato avevano il loro modo di impostare il gioco e tutti sono degli ottimi giocatori».

E come poteva reagire Harden di fronte a questa dichiarazione di fiducia totale se non accettando di buon grado tutto? È evidente infatti che pur cercando di sminuire la nuova etichetta che lo seguirà durante tutto quest’anno abbia capito cosa significhi un compito del genere:

«Vuol dire avere tanta fiducia sulle mie spalle. I miei compagni si affideranno completamente a me per prendere la decisione giusta quando si tratterà di cercare il punto o di giocare l’azione. Ma sono certo che riusciremo a darci da fare, abbiamo tanti ragazzi in grado di fare bene».

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