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Anche i giocatori NBA appoggiano la protesta di Colin Kaepernick, in ginocchio durante l’inno americano

colin-kaepernickUn gesto semplice che ha fatto scalpore negli USA. Colin Kaepernick, quarterback dei San Francisco 49ers, ha deciso di dimostrare tutto il suo dissenso nei confronti delle discriminazioni razziali negli Stati Uniti rimanendo seduto durante il solenne momento dell’inno nazionale, particolarmente sentito in ogni tipo di manifestazione da quelle parti.

Dal 26 agosto, giorno in cui per la prima volta l’ha fatto, si è scatenate una polemica gigantesca tra chi ha visto in questo un gesto disonorevole per la patria e chi invece ha lo ha appoggiato, dimostrando la propria solidarietà. In un’intervista Kaepernick ha voluto chiarire la sua posizione:

«Non voglio stare in piedi per dimostrare orgoglio verso una bandiera di un paese in cui si opprimono i neri e le minoranze etniche. È una cosa che va oltre il football e sarebbe ipocrita far finta di niente. Per strada ci sono cadaveri e la gente la passa liscia».

Già nella NFL alcuni suoi colleghi lo hanno pubblicamente appoggiato e, ognuno a modo suo, ha condiviso il gesto di protesta, chi mettendosi in ginocchio, chi unendosi in un abbraccio di squadra.

In my opinion, the national anthem is a symbolic song about our country. It represents honoring the many brave men and women who sacrifice and have sacrificed their lives each and every single day to protect our freedom. Sitting or kneeling down during the national anthem is a disgrace to those people who have served and currently serve our country. Sitting down during the national anthem on September 11th is even more horrific. Protest all you want and use social media all you want. However, during the nearly two minutes when that song is playing, I believe everyone should put their hands on their heart and be proud of our country for we are all truly blessed. Recent history has shown that it is a place where anyone no matter what race or gender has the potential to become President of the United States. We live in the most special place in the world and should be thankful. After the song is over, I would encourage everyone to please use the podium they have, stand up for their beliefs, and make America a better place. The rebuilding of battery park and the freedom tower demonstrates that amazing things can be done in this country when we work together towards a common goal. It is a shame how quickly we have forgotten this as a society. Today we are more divided then ever before. I could never imagine multiple people sitting down during the national anthem on the September 11th anniversary. The lessons of 911 should teach us that if we come together, the world can be a better and more peaceful place #neverforget.

Una foto pubblicata da Kate Upton (@kateupton) in data:

Non poteva mancare l’eco di questa protesta anche in NBA, con i giocatori che hanno voluto esprimere la propria opinione, al momento in pieno accordo con Kaepernick. Il primo a prendere una posizione è stato Stephen Curry: «Non tutti saranno d’accordo con quello che ha fatto, ma io amo il fatto che si sia esposto pubblicamente per qualcosa in cui crede. È sempre un bene porre l’attenzione sull’uguaglianza e sui diritti di tutti i cittadini USA».

Anche Nick Young, guardia dei Lakers, ha detto che appoggerà questo gesto: «Forse sulle ginocchia no, perché mi fanno male, ma sicuramente resterò seduto».

Draymond Green ha voluto dire la sua su Twitter, in particolare appoggiando le parole del proprietario dei Dolphins Stephen Ross: «Non è un gesto irrispettoso verso la bandiera, questi ragazzi pongono l’attenzione su qualcosa di veramente importante in questo paese e io sono con loro al 100%».

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