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Il saluto a Duncan di coach Pop: «È insostituibile»

duncan popovichAppresa neanche due giorni fa la notizia di Tim Duncan di voler abbandonare il mondo del professionismo aspettavamo tutti quale sarebbe stata la reazione di chi come Gregg Popovich lo conosce bene. Un rapporto il loro consolidato nel tempo e che si basa su fiducia reciproca e che oramai potrebbe benissimo essere sfociato in un’amicizia profonda visto che in 18 anni non hanno solo condiviso la stessa panchina con gli Spurs ma probabilmente molto di più.

Ecco perché quanto detto da chi, come Pop, appare alle volte come il coach più caustico di tutta la lega non lascia troppo senza parole, perché in fondo quando si parla di rapporti umani anche quelli tutti di un pezzo finiscono per sciogliersi.

E così infatti è stato durante la conferenza stampa di lunedì scorso con l’annuncio ancora caldo: «Tim? Non potrà essere rimpiazzato da nessuno, è quasi impossibile che accada. Certo tutti siamo unici, ognuno ha le sue caratteristiche che lo rendono speciale rispetto agli altri… Ma lui è proprio un altro discorso! È stato un punto di riferimento per tantissime persone e realizzare che l’anno prossimo non giocherà più con noi è difficile… Ad esempio non poterlo più vedere esultare dopo una schiacciata come se fosse la prima… Si ritira uno di quei giocatori che una volta sul campo pensava solo ed esclusivamente a giocare, senza lamentarsi o fare altro. Sarà banale ma penso che per celebrare la sua carriera non ci siano argomenti migliori».

Sintetizzare quasi 20 anni, cinque campionati vinti, la partecipazione per quindici volte agli ASG e una media da far paura di 19 punti a partita diventa difficile se non impossibile in poche righe. “The Big Fundamental”, così com’era chiamato dal suo pubblico, mancherà non solo per la sua classe ma soprattutto per la sua umanità e le sue qualità che lo rendono ancora oggi fuori dal comune:

«Il mio non è un discorso di umiltà – ha aggiunto Greg – perché chi è cresciuto con me sa come sono fatto. Se non fosse per giocatori come Tim io non sarei qui ma da qualche altra parte in America nella Budweiser League, grassoccio a cercare di giocare o di allenare a basket. Grazie a lui sono a questi livelli, ma non devo essergli grato solo io perché tutti all’interno della nostra franchigia gli devono molto. Dai vertici al personale è sempre stato un campione con tutti arrivando per primo agli allenamenti ed andandosene per ultimo. Se avevi bisogno di lui c’era sempre, per il roster, per la panchina e per tutto lo staff».

Una figura giudicata da tutti sempre positiva e che molte volte è stata paragonata ad uno dei presidenti americani più amati di sempre, Teddy Roosvelt. Per intenderci quello interpretato da Robbie Williams nella celebre serie di film “Una notte al museo” e che soleva dire sempre «parla gentilmente, ma porta con te un grosso bastone: andrai lontano».

Una frase che il pubblico usa proprio per descrivere la sua carriera improntata su uno stile di gioco semplice, col massimo rispetto senza però voler mai cedere nulla. Difficile sapere cosa gli riservi il futuro ma siamo sicuri che sarà in grado di lasciare il segno in qualsiasi cosa decida fare. Come sempre del resto.

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