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Il mercato promette sempre meglio: free agent anche Howard e Nowitzki

dirk nowitzki mavsLa notizia è che quest’anno la free agency si arricchisce di altri due pezzi abbastanza importanti come Dirk Nowitzki e Dwight Howard. Ma se per il Rockets la notizia era nell’aria da tempo, per il tedesco suona un po’ come un fulmine a ciel sereno visto che nell’ultimo mese erano circolate insistenti voci sulla sua voglia di rimanere a Dallas.

Sul fronte dei Mavs fonti giornalistiche sostengono che Dirk abbia deciso di partire in questi giorni dopo aver scansato un’opzione di circa 8 milioni di dollari, per poi aggiungere della partenza di Chandler Parsons nonostante i tentativi di Cuban di trattenerlo con un triennale intorno ai 46 milioni. Cifra giudicata risibile da chi senza salary cap può arrivare a chiederne addirittura il doppio.

Com’era scontato che fosse la notizia di Nowitzki non è stata presa abbastanza bene da chi vedeva in lui una delle colonne portanti della franchigia, e dopo 18 anni di militanza ininterrotta si può pure capire il perché, ma a tenere uno spiraglio aperto per il suo futuro è l’eccentrico presidente Mark Cuban con una proposta da non sottovalutare:

«Dirk? Deve fare ciò che vuole, ma gli ho detto che se volesse fare l’allenatore qui c’è sempre posto per lui… e che se magari decidesse di darci una mano già da quest’anno allora Rick Carlisle potrebbe farsi un po’ da parte… scherzi a parte qui da noi ha fatto tanto, quindi questa opportunità se l’è guadagnata sul campo».

Per quanto riguarda Howard invece va detto che la sua partenza era sì sulla bocca di tutti da un bel po’ di tempo ma bisogna riconoscere come la franchigia abbia cercato in più modi di trattenerlo con un’opzione da 23 milioni di dollari circa sul piatto. Proposta ovviamente declinata senza pensarci troppo visto che ancora una volta l’alzarsi del margine del salary cap ha giocato un ruolo fondamentale permettedogli di strappare un contratto ancora più vantaggioso.

Certo è che comunque oltre all’ambito economico sono anche altre le ragioni a convincerlo di partire, come il suo già detto rapporto travagliato col Barba o, non ultimo, l’arrivo sulla panchina di Mike D’Antoni, coach col quale ha pessimi rapporti dai tempi dei Lakers.

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