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Walton vince il ballottaggio per la panchina dei Lakers: «Dura lasciare Golden State»

luke-waltonCi avevamo sperato in molti, ma alla fine al nostro Ettore Messina i Lakers hanno preferito il giovane Luke Walton. Una scommessa vera e propria da parte dei gialloviola che su di lui puntano per ricostruire dalle fondamenta una franchigia che quest’anno è riuscita a toccare uno dei punti più bassi di tutta la sua storia.

Certo scegliere tra i due non dev’essere stato facile, visto che se da una parte il nostro connazionale si presenta con un’esperienza ed un palmares degno di miglior causa dall’altro anche il giovane Walton, dopo l’ottima prova di quest’anno, di aspettative dalla sua parte ne ha eccome.

L’ufficialità della notizia è stata data solo venerdì ma ancora non sono stati rilasciati i dettagli dell’accordo, sebbene molte indiscrezioni parlerebbero di un contratto quadriennale che oscillerebbe tra i 5 ed i 6 milioni di dollari annuali. Niente male come primo ingaggio da head coach.

Lo stesso Walton è stato il primo a voler commentare coi giornalisti la notizia, descrivendo quello che è il suo stato d’animo attuale:

«Prendere una decisione di questo tipo è stato molto difficile, ma non ho avuto troppo tempo per pensarci sopra. Ora eccoci qui. Per me gli ultimi due anni qui ad Oakland sono stati molto belli, i giocatori sono tutti incredibili. E non parlo solo del loro talento ma anche a livello umano. Come tutto lo staff. Ne avrò molta nostalgia».

E non abbiamo dubbi che trasferirsi gli costi un bel po’ di malinconia. Anche perché, pur partecipando sino alla fine dei playoff con gli Warriors, salutare la squadra dei record che per 43 partite – di cui 39 vittorie – ti sei trovato ad allenare non dev’essere facile per niente. Così come del resto chiamare Steve Kerr per dargli la notizia:

«Ero nervosissimo solo nel pensare di chiamarlo ed avvisarlo. Anche perché qui siamo ancora a metà strada ed abbiamo ancora molto lavoro da fare. Lo rispetto molto e non volevo che apparisse come una cosa scortese. Ma appena vuotato il sacco è rimasto colpitissimo, anzi era contentissimo per quest’opportunità. Era come sentire due vecchi amici parlare tra di loro. Tanto che tre ore dopo ero a casa sua».

Non abbiamo dubbi a credere che tra i due si sia creata una certa empatia, che del resto visti i trascorsi è scontata, tanto che lo stesso Kerr ha voluto raccontare la sua versione dei fatti:

«Luke mi ha chiamato per dirmi: “Guarda ho una bella ed una brutta notizia. La bella è che i Lakers mi hanno offerto un lavoro, la brutta è che l’ho accettato”. Ed io gli ho risposto: “Hai fatto bene. L’unica brutta è che ci mancherai”».

In molti credono che a giocare un ruolo decisivo siano stati i suoi trascorsi a Los Angeles, ci ha giocato per nove anni consecutivi, ma la priorità al momento resta quella di «vincere il campionato qui con gli Warriors ed i Lakers questo lo sanno bene è normale che sia così. Qui abbiamo la possibilità di fare qualcosa di grande».

Ed a chi gli domanda se nella prossima stagione avrà intenzione di adottare il triangolo offensivo di Phil Jackson risponde: «Non penso sia la tattica migliore considerando i giocatori a disposizione. Credo che mi porterò un po’ della mentalità e dello stile che usiamo qui nello sfruttare gli spazi, che poi è per assurdo anche alla base dello triangolo di Jackson».

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