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Via libera agli sponsor sulle maglie NBA, ma non di alcolici, sigarette e altro ancora

adam silverEra metà dello scorso aprile quando il Commissioner Adam Silver diede l’annuncio che anche l’NBA si sarebbe aperta a sponsorizzazioni sulle magliette, senza però rilasciare dettagli su una grandissima rivoluzione per quanto riguarda i rapporti tra Association – franchigie e sponsor.

Ora a poco meno di tre settimane arrivano i primi particolari su un’operazione dalla portata milionaria: la decisione non è definitiva ma entrerà in via provvisoria, per tre anni, dalla stagione 2017 – 2018 in concomitanza con l’avvento dello sponsor tecnico della Nike che sostituirà l’Adidas.

Le patch applicabili non potranno essere più grandi di 6,35 centimetri e non potranno essere di aziende produttrici di tabacco, alcolici, coinvolte nel mondo delle scommesse, del settore editoriale, riconducibili in qualche modo alla politica o dirette competitrici della Nike.

Per il resto viene lasciata abbastanza libertà alle singole società che potranno poi decidere se vendere nei propri punti vendita le classiche, prive di qualsivoglia pubblicità, o mettere a disposizioni dei tifosi anche le altre “sponsorizzate”.

Una decisione quella presa dalla lega abbastanza rivoluzionaria, come abbiamo già detto, perché nell’ottica di Silver permette di «far crescere ulteriormente tutto il nostro mondo. Non siamo ancora in grado di preventivare quanto una singola franchigia riuscirà a tirarci fuori a livello economico, ma certo fidelizzare l’idea di una società con un marchio può essere un ottimo investimento».

Ed in vero è già così, basti pensare cosa succede da noi in Europa con il calcio dove il Manchester United od il Chelsea guadagnano da Chevrolet o dalla Yokohama 45 e 40 milioni di dollari. E questi sono calcoli che i Nets hanno già fatto visto che sperano di intascare da tutta l’operazione circa 6 milioni di dollari l’anno, stando almeno a sentire il loro amministratore Brett Yormark.

Non proprio bruscolini, sicuramente destinati a crescere vista la diffusione planetaria di tutta l’NBA.

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