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McGrady la tocca piano: «Curry MVP all’unanimità? Dimostra quanto è scaduta l’NBA»

tracy mcgrady espnChe l’NBA sia cambiata rispetto a qualche anno fa è un dato di fatto. In molti tra gli osservatori più accreditati hanno notato come la seconda nomina ad MVP di Stephen Curry, raggiunta con l’unanimità di tutta l’Association, sia una sorta di sparti acque fra ere diverse.

Un’analisi pure abbastanza condivisibile che però è finita col suscitare, nel coro di giubilo generale, anche qualche critica tra ex addetti ai lavori del calibro di Tracy McGrady e Oscar Robertson. Il primo ha detto senza girarci troppo intorno che «l’unanimità della sua nomina mostra solo una cosa: quanto tutta la lega si sia scaduta».

Per Robertson il problema di questo monopolio nelle scene di Curry si deve soprattutto alla qualità degli allenatori, decisamente peggiorata rispetto ad i suoi tempi: «Se tu hai un avversario che è un abilissimo tiratore come lui perché non alzi di poco la difesa? Credo che oggi i coach non capiscano molto bene cosa voglia dire allenare o giocare a basket. Non sanno nulla della difesa o di cosa facciano i giocatori in campo, pensano solo a parlare di dati, analisi e cose del genere».

Punti di vista condivisibili, è vero, ma che però devono fare anche i conti con la realtà: la pallacanestro, come tutto, è soggetta ad una continua evoluzione e nasconderselo sarebbe sciocco. Se poi leggiamo i numeri di Steph capiamo che qualche motivazione c’è se anche quest’anno è Most Valuable Player. Eccome se c’è.

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