Get Adobe Flash player

Karl e la sua travagliata stagione: «Non ho mai avuto il controllo, per vincere un cambiamento netto»

george karl kings firedChe tra l’ex coach dei Kings George Karl e DeMarcus Cousins i rapporti non fossero proprio idilliaci non è un mistero per nessuno. In molti ci eravamo accorti nel corso del tempo che quelle frizioni tra i due rischiavano di sfociare prima o poi in un “aut aut” senza diritto di replica. E così è stato col licenziamento, non più tardi di due settimane fa, di Karl dalla panchina della franchigia californiana.

Certo le motivazioni prima che personali erano sicuramente di opportunità, con 44 vittorie contro 68 sconfitte di ragioni se ne trovano senza problemi, e questo lo sa anche il diretto interessato Karl che però in un’intervista a Sacramento Bee ripercorre le tappe del suo travagliato rapporto con Cousins:

«Non sono mai riuscito ad avere un buon rapporto con lui. La colpa? Potrebbe essere anche mia se penso a quando dissi ai cronisti che non c’era nessun giocatore intrasferibile. E ci credo ancora, ma sarei dovuto essere un po’ più furbo e non dirlo proprio in questi termini. Anche perché non mi riferivo a DeMarcus».

Ma a fare la differenza non c’è solo il travagliato rapporto con Boogie ma anche il mancato sostegno da parte della società nella persona del General Manager Vlade Divac:

«Credo che per l’80% i Kings abbiano fatto quello che dovevano. Ma io sono uno della vecchia scuola, credo che l’allenatore debba sentire sempre la sua autorità e debba sentirsi sempre supportato dalla società. Cosa che a me non è mai capitata. Posso raccontare per esempio quando volevo sospenderlo per due giornate dopo la partita con gli Spurs (8 novembre, ndr) ma Vlade commutò tutto in una multa… In quel momento capii che non ero io a comandare. Ero compromesso. Ma alla fine non biasimo Divac, è un mestiere infernale il suo».

Non mancano nemmeno analisi per il futuro:

«Se la decisione è quella di tenere Cousins allora bisogna ragionare su quali giocatori mettergli accanto. Ma non può girare tutto solo attorno a lui. Bisogna ragionare con l’ottica di una squadra, non per il singolo. E soprattutto riflettere su quale allenatore vogliono per il futuro. Qualunque cosa accada lo dovrebbero lasciare lavorare e dargli almeno due anni per tracciare un nuovo progetto. Vivek Ranadive, il presidente, si aspetta delle magie. Ma io posso dirvi che le magie nell’NBA accadono raramente e solo se hai dalla tua giocatori come Larry Bird, Michael Jordan o Magic Johnson. Con Cousins puoi arrivare a vincere, ma la domanda è: quanto tempo impiegherai? Ci sono strade molto più veloci».

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Trovaci su facebook!

Seguici su Twitter!

Rubriche