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Bryant incensa Green: «Una perla rara»

draymond greenChe l’esperienza di Kobe non potesse finire col ritiro era chiaro da subito. E del resto con una carriera ventennale come la sua non poteva essere altrimenti: quando sei una leggenda della pallacanestro hai anche degli obblighi, ed uno di questi è quello di cercare un erede per insegnargli quanto sai.

Bene uno di questi per ammissione dello stesso Bryant potrebbe essere proprio la stella nascente degli Warriors Draymond Green, che «possiede molte caratteristiche in grado di accomunarci».

Da profani potremo pensare subito ad alcuni tratti in comune tra i due: competitività, aggressività ed una propensione naturale all’essere leader. Ma forse è meglio lasciare la parola direttamente a Black Mamba che, interrogato sull’argomento dal San Francisco Chronicle, si lascia andare ad una lunga analisi:

«Draymond al giorno d’oggi è sicuramente una perla rara da trovare per la sua età ed in questo periodo. È un “avversario” nel vero senso della parola e non ha paura di mostrarlo né ai compagni di squadra né ai rivali. È uno sfidante nato».

«Due sono i fattori che lo aiutano: tanta intuizione e tantissimo studio. Possiamo dire che sia uno storico del gioco, fa un sacco di domande sui giocatori, su partite vecchie e si mette ore ad immaginare cosa avrebbe fatto al posto loro. La differenza con molti suoi colleghi o coetanei è che lui analizza tutto in profondità, non si limita alla superficie delle cose».

Forse a folgorare il veterano sulla via di Damasco è stato il loro incontro durante gli All-Star Game di Toronto, perché è da allora che è scattato qualcosa in grado di fargli accettare il suo ruolo insolito da mentore:

«Dopo aver giocato per tutti questi anni sento che è importante condividere tutta la mia esperienza con giocatori come lui. Deve capire il suo ruolo, a partire da cosa significhi ascoltare i propri compagni di squadra, conoscere le loro potenzialità e sfruttarle al meglio. Ed anche come ragionare di fronte al giudizio delle altre persone: perché non puoi lasciarti influenzare da questa roba. Quello che il mondo esterno dice per te, quando sei in campo, dev’essere irrilevante. Ho cercato di spiegargli che anche se perdi un campionato di quello che ti arriva all’orecchio te ne devi fregare. Perché l’unico giudizio che conta è quello dei tuoi compagni. Il tuo lavoro da trascinatore è tirare il meglio dai tuoi compagni ed ascoltarli sempre. Se qualcuno reputa che sia da scemi, beh allora vuol dire che essere scemi è giusto».

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