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Steve Kerr coach dell’anno NBA: «La mia stagione più difficile»

kerr warriorsVista la stagione degli Warriors non poteva esserci un esito diverso. Tutti sapevano che Steve Kerr sarebbe stato nominato come allenatore dell’anno, e del resto nessuno può opporsi a questa decisione visto che l’head coach di Oakland ha portato la sua squadra a giocare a livelli altissimi e letali per tutti gli avversari.

Questa è stata una stagione lunga e dura in casa Golden State, perché risultati a parte va riconosciuto che giocare per 43 partite senza il tuo allenatore, Kerr è stato sostituito da Walton per i suoi problemi alla schiena, non dev’essere facile per niente. E se ottieni nonostante tutta questa situazione di “instabilità” risultati fuori dalla portata di tutti dimostri di quale pasta sei fatto.

Certo i playoff non sono ancora finiti e, soprattutto dopo l’infortunio di Curry, i giochi sono ancora aperti. Ma se ci fosse una sola parola per descrivere la loro stagione quella giusta sarebbe record. Ed il perché è semplice: da un lato il primato di incontri e strisce vittoriose senza la guida diretta del coach, dall’altro un traguardo nel traguardo con quelle 73 vittorie che annullano la precedente striscia dei Bulls dove per ironia della sorte giocava lo stesso Kerr.

Un allenatore che supera quanto fatto da giocatore non è una cosa di tutti i giorni e questo lo sa bene pure lui che alla vigilia di gara cinque contro i Rockets ripercorre il suo anno:

«Ci sono stati dei momenti in cui non sapevo se sarei riuscito a tornare. Sono molto grato perché tutto questo calvario mi ha permesso di migliorarmi come allenatore. Poi per me allenare è terapeutico, perché se avessi dovuto aspettare il momento in cui mi sentivo veramente bene ora starei ancora aspettando».

Poco importa se con lui dividono il podio Terry Stotts dei Blazers e Popovich per gli Spurs, perché per Kerr questo non è un premio alla persona ma al team: «Per quello che abbiamo costruito tutti insieme» con un chiaro riferimento a Walton ed al lavoro svolto in sua assenza, ricordando che «questa è stata per me la stagione più difficile di tutta la mia carriera. Sono stato incredibilmente fortunato ad aver intorno a me tutta la mia famiglia e tutto questo bellissimo staff, senza tutto ciò non sarebbe stato possibile».

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