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Jay Williams rivela: «L’80% dei giocatori NBA fa uso di marijuana»

jay-williamsÈ un Jay Williams sul piede di guerra quello che confidandosi a FoxBusiness.com consiglia a tutta l’NBA di fare passi in avanti su un argomento tabù come quello della marijuana.

Una tematica spinosa e che porta in sé molte contraddizioni visto che se da un lato si tratta sempre di uno stupefacente leggero per l’ottica convenzionale, dall’altro ha infinite applicazioni mediche soprattutto per quanto riguarda il suo utilizzo per alleviare la sofferenza in numerose terapie. Sono molti cestisti infatti a farne uso e non sempre per ragioni di sballo.

Sebbene negli Stati Uniti il muro di silenzio attorno all’argomento stia iniziando a frantumarsi, sono 23 gli stati che per ora ne hanno legalizzato l’utilizzo per fini medici, l’Association è ancora restia e molto conservatrice, arrivando a comminare a chi risulta positivo ai test 25mila dollari di multa e da 3 a 5 turni di squalifica.

Per questo Jay Williams, ex Bulls, la cui carriera fu stroncata da un incidente in moto e per questo ne conosce bene le applicazioni, invita tutti a prendere sul serio i benefici che potrebbe apportare: «Almeno il 70/80% dei giocatori professionisti la utilizza. Per i medici è facile prescriverti l’Oxycontin (un farmaco antidolorifico di natura oppiacea, ndr), ma pensa che io ne sono rimasto assuefatto per più di cinque anni. Invece quando parli di marijuana, apriti cielo. Le reazioni sono sempre le stesse tipo “è un drogato”».

Per poi continuare: «Conosco molti atleti che giocano sotto Percocet (un altro antidolorifico, ndr), ne parlano sempre in tanti senza averlo mai preso. Io ne posso parlare e posso dire che ha effetti tremendi tra lo stordimento e tutto il resto. Come se ti avessero dato una pentola in testa… molto meglio l’olio a base di cannabis che è naturale, ti aiuta contro le infiammazioni e ti tranquillizza pure senza effetti collaterali».

Ma nel variegato mondo del basket professionistico Jay non è certo l’unico a prendere le parti del “libertario” visto che molti colleghi sono dello stesso avviso e tra i tanti spicca Clifford Robinson, entrato da poco in questo mercato per le stesse motivazioni enunciate poco sopra. Una missione vera e propria per «aprire gli occhi di chi pensa che lo sport e questo mondo siano incompatibili. Ci sono veri e propri steccati ideologici sull’argomento».

«Qui non si tratta – ha concluso Williams – di somministrarla a ragazzi minorenni. Non è lo sballo ma aiutare le persone con un metodo naturale ad affrontare la terapia del dolore. Vorrei che finalmente si riuscisse ad aprire gli occhi sull’argomento. L’NBA e la MLB (Major League Baseball, ndr) devono analizzare le prospettive mediche e non chiudersi a riccio senza sentire ragioni».

Certo l’argomento è di quelli che divide, ma ad uscirne male è proprio l’NBA che si è chiusa dietro un secco no comment. Alla fine ognuno può pensarla come vuole ma l’importante resta parlarne ed affrontare senza pregiudizi quella che è una realtà non solo nel mondo sportivo, il resto sono chiacchiere.

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