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Howard ci crede ancora: «Siamo da titolo!», e su Harden: «Non ci odiamo affatto»

howard free throwNonostante i Rockets siano sul filo del rasoio per quanto riguarda la qualifica ai playoff e questo sia stato un campionato ambiguo c’è chi, come Dwight Howard, ci crede ancora ed è convito che ci sia ancora tanto da dare e soprattutto da fare.

Del resto lo stesso Howard non ha mai nascosto il suo ottimismo e non nasconde a nessuno che, andando per gradi, sia un titolo di Conference che l’anello sarebbero alla portata della sua franchigia. Aprendosi in un’intervista fiume ad Usa Today il cestista è partito con l’analizzare una stagione non proprio convincente senza però nascondere un’iniezione di fiducia in grado, per lui, di fare la differenza:

«A prescindere da come la regular season è andata sino a questo momento, ed indipendentemente dal fatto che non siamo stati sempre all’altezza delle aspettative, resto convinto di giocare in una squadra in grado di contendersi il campionato. Questo non vuol dire che gli altri, gli osservatori o i tifosi, debbano credere in noi. Il mondo intero può esserci contro ma sé tutti noi 15 nello spogliatoio ci mettiamo in testa di poter vincere, allora vinceremo. Non c’è alcun dubbio. L’anno scorso abbiamo avuto una grande stagione, ed il motivo per cui siamo arrivati ai playoff è perché ci abbiamo creduto sino alla fine».

Ma se è vero il detto per cui “volere è potere”, superato il momento di ottimismo bisogna anche considerare che rispetto allo scorso anno i Rockets sono un po’ sottotono e del resto basta vedere come, quando i riflettori non sono puntati su Warriors e Spurs, c’è chi guarda fiducioso a Cavs, Thunder e Clippers. E del resto la battaglia per riuscire a qualificarsi quest’anno sarà dura e a Houston se la dovranno vedere con Mavs, Blazers e Jazz con esiti non del tutto scontati.

Se Howard crede veramente di poterci riuscire va da sé che tutto passa da una collaborazione ed un empatia più stretta col suo “miglior nemico” James Harden, cui però rivolge parole distensive e costruttive:

«La gente pensa che ci odiamo. Ma io non lo odio per niente, non ne avrei proprio il motivo. Del resto veniamo entrambi dal nulla. E tutti e due facciamo quello che amiamo. Abbiamo iniziato questo percorso per divertimento, chi mai avrebbe creduto che avremo realizzato il sogno di giocare nell’NBA. Siamo simili per questo non potrò mai odiarlo. Gli auguro il meglio e voglio che abbia successo. Così come voglio che noi come franchigia abbiamo successo, ma è tutto un discorso mentale. Se vogliamo realmente arrivare a quei traguardi lo dobbiamo prima di tutto volere».

Certo da qui a tre settimane tutto può succedere. Ma se i Rockets, e lo stesso Howards, riuscissero veramente a regalare ai loro tifosi la qualificazione devono sapere sin da subito che la strada verso il successo sarà in salita, anche perché per battere poi Spurs e Warriors non bastano solo le buone intenzioni. Ma chissà se poi alla fine di tutto questo discorso le cose non siano più semplici di come in realtà appaiono e The Man Child non stia mettendo le mani in avanti in previsione della sua prossima free agency, cioè come a dire se i risultati arrivano bene se no sono pronto a fare le valige.

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