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Ecco come la Nike si è fatta scappare Stephen Curry. Da non credere…

curry warriors clippersQuante volte nella nostra vita abbiamo pensato “se potessi tornare indietro non ricommetterei lo stesso errore?”. Almeno un’infinità e per le ragioni più svariate. Bene capita alle volte che anche i famosi esperti di mercato di marchi celebri in tutto il mondo riescano a prendere un granchio e farsi sfuggire una gallina dalle uova d’oro come Stephen Curry.

Come sappiamo la stella degli Warriors è da qualche anno l’uomo immagine dell’altro nota marca sportiva Under Armour insieme a tutta una serie di altri colleghi illustri che hanno privilegiato lo scommettere su una società più piccola, si fa per dire, anziché affidarsi a colpo sicuro a marchi che in qualche modo hanno fatto la storia di ogni sport. Parlando di basket basti pensare al rapporto tra Michael Jordan e le mitiche Air Max.

Ma in principio le cose non dovevano andare proprio così visto che nel 2013, anno in cui il talento di Curry venne alla luce, proprio la Nike contattò il cestista per sottoporlo ad un contratto pubblicitario. Peccato però che nell’incontro fra le parti le cose non siano andate come ci si aspettava.

Un’indiscrezione confessata a ESPN da Dell Curry, padre e procuratore di Steph, che racconta come fosse rimasto allibito dalla faciloneria e sufficienza dei vertici societari rispetto ad un argomento così importante. A partire proprio dall’assenza del leggendario dirigente Lynn Merritt, una sorta di cacciatore di teste, vista come una mancanza di serietà. Senza tralasciare poi l’impreparazione del resto dello staff, incaricato di trovare l’accordo, che ha confuso il nome di Stephen con quello di Steph-on, il soprannome di Steve Urkel nel celebre “Otto sotto un tetto”, e la distrazione nel fare trovare pronta una presentazione su un altro candidato come il Thunder Kevin Durant.

Che fare di fronte ad una situazione e soprattutto come reagire di fronte a delle gaffe dal sapore di provocazione? Risposta difficile ma non per Dell che confessa senza problemi:

«Aver sbagliato il nome non era poi così importante. Ad essere pesante fu il fatto che nessuno pensò di correggersi. Quando ho visto che in ballo c’erano anche altri giocatori ho semplicemente smesso di prestare attenzione assumendo la “poker face”».

Una storia per la quale viene quasi da mangiarsi le mani vista poi l’esplosione di Curry. Basti pensare che da allora è stato chiamato per tre volte agli ASG, MVP nel ’15 nonché vincitore dell’anello l’anno scorso. Certo la Nike non fallirà per questo mancato accordo, ma siamo sicuri che col senno di poi sia rimasto un po’ di amaro in bocca per il contratto saltato e, chissà, se qualcuno non abbia fatto una bella lavata di capo al pressappochismo dei dirigenti.

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