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Le matricole che hanno conquistato la NBA: Porzingis vs Anthony-Towns

porzingis anthony-townsTra le tante matricole di quest’anno in molti credono che la competizione per aggiudicarsi il Rookie of the Year sia solo tra Karl Anthony Towns e Kristaps Porzingis. Questi due giovanotti sono riusciti non solo ad infiammare il pubblico, solitamente scettico nei confronti dei debuttanti, ma addirittura a guadagnare da subito il rispetto dello spogliatoio, Krist su tutti.

Insomma una scelta difficile tra due ragazzi che già dal primo incontro hanno dimostrato di saperci fare, di non avere paura di tanti senatori trovati per strada e di avere proprio quel valore aggiunto necessario per ringiovanire le franchigie.

Cominciando da K.A. Towns, prima scelta dei Minnesota Timberwolves, bisogna dire subito che abbia dimostrato intraprendenza svettando tra gli altri rookie e legando immediatamente con Kevin Garnett.

Per quanto riguarda Porzingis invece in tanti pensavano fosse inadatto durante il Draft per un simile salto di qualità, ma viste le prestazioni di questo ultimo mese si sono dovuti ben presto ricredere, primo fra tutti Melo Anthony con cui oramai è complementare.

Il prossimo futuro di questi baldi giovani è roseo senza alcun dubbio, ma numeri alla mano, quale dei due la spunterà?

Dando un’occhiata superficiale il neo Timberwolves sembra il più produttivo tra i due: tra le matricole è secondo nella classifica di migliore realizzatore (16 punti dietro solo a Okafor), e c’è chi lo definisce un giocatore da élite grazie al suo piazzamento come miglior rimbalzista dietro ad All-Stars del calibro di Pau Gasol, LaMarcus Aldridge o Anthony Davis. Ma anche Porz non si lascia parlare dietro ed esibisce numeri da esperto per i suoi sostenitori: 13,2% di punti, 8,8 rimbalzi ed 1,5% di stop.

Sean Deveney di Sporting News non ha dubbi sul loro valore: «ma è ancora difficile capire chi dei due sia il migliore. Towns si muove come chi ha capito tutto dell’NBA, ma in realtà per me non è proprio così: sta facendo benissimo ma sotto tanti punti di vista è confuso. Avrà ancora margini di crescita».

«Porzingis ha qualità evidenti, a cominciare dalla corsa fluida ed atletica nonostante la stazza e cerca sempre la conclusione. Ma diciamocelo, non è che fa canestro ad ogni tiro, anzi».

In realtà quello che sembra esser cresciuto maggiormente dal Giorno dei Veterani, ricorrenza statunitense che cade l’11 novembre e per molti fa da cartina di tornasole, è proprio Kristaps con al netto meno partite giocate (fino ad allora 8, da lì in poi 6) ma più minuti complessivi (prima 23,7 ora 29) ed ovviamente più punti (11,8 contro gli odierni 15,2). Segno che forse non è il caso di strapazzarlo troppo ma di serbarlo per quando serve.

Certo come ogni competizione che si rispetti ci sono già fazioni opposte tra chi come Scott Roth, che ha lavorato con Nowitzki, ex cestista in NBA ed allenatore di Porzingis al Siviglia, non ha dubbi sulle possibilità del suo allievo: «Non ha paura e soprattutto non è egoista. Questo lo rende un ottimo elemento e candidato ufficiale al premio».

E chi come il giornalista Zach Lowe scommette su Towns: «È letale perché sa quando e dove sfruttare gli errori della difesa avversaria, questo fa la differenza».

Ancora è presto per rispondere alla domanda perché si farebbero solo pronostici inaffidabili.

Ma lasciatecelo dire sarebbe bello se a vincere fosse il Knicks, che in questo modo regalerebbe alla pallacanestro del vecchio continente il secondo Rookie of the Year, dopo Gasol, di tutta la sua storia.

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