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Datome: «Spero di avere offerte in estate, ma ora penso solo ai Playoff»

datome celticsSono stati in molti ad aver conquistato durante gli anni l’affetto e l’ammirazione del Td Garden ma solo in pochi hanno conquistato così velocemente la venerazione che i fan dei Celtics tributano all’italiano Gigi Datome. Una cosa del tutto incredibile se si pensa che fino a qualche tempo fa il nostro faceva panchina fissa a Detroit in attesa che qualcuno come Brad Stevens lo valorizzasse come si deve.

Una possibilità che Gigi non si è fatto sfuggire ma di cui, anzi, ha subito approfittato con una media di 47,2% da 3 punti dando così ai Celtics la possibilità di partecipare a più competizioni.
Se poi aggiungiamo che nel finale della regular season Datome ha scolpito un vero e proprio record personale segnando ben 22 punti in poco più di 27 minuti contro i Bucks non c’è da stupirsi che il suo ingresso sul parquet sia sempre accolto da ovazioni ed urla di giubilo.

Alle domande di CbsBoston.com ha risposto così:

Hai guadagnato già un bel seguito di fan da quando sei a Boston, com’è stato vivere il sostegno dei tifosi? Ti ha sorpreso?
«Uso molto i social network, così in molti mi possono contattare o seguire anche da lì. È bello sentire l’affetto dei tifosi soprattutto in un momento importante come quello dei playoff. È piacevole.»

Cosa ti aspettavi dopo il tuo passaggio ai Celtics dal punto di vista del gioco?
«Non ho parlato con nessuno né tantomeno col coach del mio ruolo e di cosa dovessi fare quando sono arrivato. Mi ha solo detto, come ogni allenatore, di fare del mio meglio e di dare tutto me stesso. Non avevo troppe aspettative ma poi è andata bene sia per la squadra che per me. Ora sono in rotazione e questo era il mio obiettivo dall’inizio della stagione, poi è bello sentire i fan così entusiasti».

Questa stagione avevi giocato solo 3 partite per i Pistons prima del tuo arrivo a Boston ed eri in forse per le rotazioni lo scorso anno. Nel suo complesso questo passaggio è stato stimolante?
«Sin dall’inizio sapevo che non sarebbe stato facile e mi sono sempre detto di volere affrontare questo momento con il sorriso, il duro lavoro e la pazienza. Ci sono voluti tanto tempo e tanta costanza, quindi per forza è stato frustrante. L’NBA è il massimo e la nostra è una bella vita, siamo fortunati ed io da giocatore di basket amo giocarci, quindi quando lo scambio è avvenuto ero soddisfatto. Ma non perché ero convinto di aver giocato ma perché avevo di fronte a me un’altra possibilità, nuovi stimoli e la possibilità di ricominciare di nuovo da zero».

Sei rimasto un po’ sorpreso di non aver avuto alcuna possibilità nonostante il nuovo allenatore a Detroit (Stan Van Gundy) nella tua seconda stagione?
«Volevo avere un’opportunità con i Pistons perché era la mia squadra originale ma hanno preferito altri giocatori, quindi non ho potuto fare nulla tranne che accettare, essere un buon compagno di squadra ed aspettare la mia occasione. Occasione che non è arrivata lì ma qui e di questo sono felice.

Sembra che tu conosca alla perfezione i tanti aspetti dello schema offensivo dei Celtics, anche se sei arrivato da poco. Come ci sei riuscito? Studiando ciò che fa la squadra?
«Un sacco di cose sono importanti. La squadra ha fatto tutto bene perché quando tutti sono pronti a passare la palla e aiutarsi in difesa alcuni errori comuni sono recuperabili. I compagni di squadra poi aiutano molto. Questo è il mio 12 esimo anno come professionista ed ho visto molte cose nel basket, quindi sono preparato quasi a tutto. Naturalmente più si sta in campo meglio è».

Sei in scadenza al termine della stagione. Pensi di rimanere a Boston o almeno nell’NBA? O le opportunità potrebbero essere limitate qui?
«Ora è molto presto e tutta la mia attenzione è per i playoff ma spero che per allora o i Celtics o qualcun altro siano interessati a me, perché vorrebbe dire che in questo mese ho fatto qualcosa di buono. Vorrei comunque essere coinvolto e sentirmi parte della squadra non solo del roster».

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