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Gary Payton: «Più difficile marcare Stockton rispetto a Jordan»

stockton payton

La ex guardia del Seattle SuperSonics è prossimo all’elezione come membro della Naismith Memorial Basketball Hall of Fame, ma Gary Payton oltre che per le sue immense doti come difensore, tanto da meritarsi il soprannome “The Glove”, era famoso per gli scambi verbali con i suoi avversari, quella pratica famosa in NBA con il nome di “trash talk”.

Per questo motivo era conosciuto come uno dei giocatori più “duri” della lega, ma al momento della cerimonia che lo farà entrare nell’Olimpo della NBA, forse si lascerà andare a un momento di debolezza: «Di sicuro per me sarà un momento emozionante, anche se non credo che piangerò. L’unica cosa che devo ricordarmi è di non guardare mia madre, se a lei dovesse scappare qualche lacrima anche io la seguirei subito».

Nel discorso di introduzione alla sua nomina ha fatto anche un breve riepilogo della sua carriera e alcune domande erano per forza indirizzate al trash talk: «In campo ho sempre stabilito un contatto con gli avversari, cercando di affrontarli e soprattutto di destabilizzarli. La cosa che mi ha dato sempre un’enorme forza è stata che se qualcuno provava a provocarmi a parole il mio gioco cresceva sempre di più».

Tra gli avversari più ostici che Payton ha affrontato c’è anche Michael Jordan: «Con lui i duelli erano sempre accesi e come difensore l’unica cosa che potevi fare era cercare di impedirgli di giocare. Lui però poteva fare quello che voleva e quando era in serata era impossibile da affrontare».

Ma per Payton il più difficile da affrontare era John Stockton: «Non sono mai riuscito ad annullarlo perché non potevi distoglierlo dal gioco. È impossibile innervosire una persona che continua semplicemente a guardarti negli occhi qualsiasi cosa gli dici. Lui non mi ha mai parlato, continuava a giocare e a servire assist incredibile a Malone».

Nella NBA di oggi ha il suo pupillo: «Mi piace molto Deron Williams. Certo oggi nessuno difende come facevamo noi, ma lui invece riesce a dare intensità in tutti e due i lati del campo».

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