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San Antonio s’inventa i nuovi Big Three. Heat umiliati: -36!

spurs miami 3Questa volta, gli ultimi sono davvero stati i primi. San Antonio torna avanti nella Finale NBA e umilia letteralmente Miami in Gara 3 (113-77, +36!). E lo fa grazie ai suoi debuttanti alle gare che valgono l’anello:  Danny Green, Gary Neal e Kawhi Leonard, autentici protagonisti di un successo che potrebbe valere davvero tanto.

La serie è ora 2-1 per gli Spurs, che potranno contare su altre 2 partite all’AT&T Center e quindi chiudere potenzialmente i giochi. Sicuri però che gli Heat, e soprattutto LeBron James, non potranno sempre essere quelli visti martedì sera. Troppo brutta Miami per essere vera. Due uomini del quintetto con zero punti (Udonis Haslem e soprattutto Mario Chalmers, reduce dai 19 di Gara 2). Male uomini che spesso hanno fatto la differenza come Ray Allen (4 punti) e Chris Andersen (2). Appena sufficienti Dwyane Wade (16 punti) e Chris Bosh (12 più 10 rimbalzi). L’unico che si è confermato rispetto all’ultima vittoria è stato Mike Miller che ha messo un 5 su 5 da 3 punti e chiuso con 15 punti.

Ma troppo poco quando anche LeBron James non c’è. Come sta capitando troppe volte in questa serie con gli Spurs. I 15 punti, 11 rimbalzi e 5 assist sono numeri da giocatore normale, non certo da King in versione Finali NBA. Il 7 su 21 al tiro (con 11 errori nei primi 13 tiri) in Gara 3 e soprattutto il 38% in queste 3 partite lo stanno rendendo irriconoscibile. Tanto da fargli stabilire un primato negativo: negli ultimi 30 anni, nessun MVP ha fatto così male al tiro quando ha raggiunto l’ultimo atto.

Ma limitare la debacle (mai Miami aveva subito uno scoppola così nei playoff) ai soli limiti degli Heat sarebbe riduttivo. Nel +36 finale c’è tanto degli Spurs. Capaci di dominare in quasi tutti i fattori chiave. Soprattutto nel tiro dalla distanza, dove sono riusciti a fare una cosa mai fatta prima in una serie di finale: con 16 tiri da 3 realizzati (su 32 tentativi!), la squadra di Gregg Popovich ha superato anche i 14 riusciti appena un anno fa dagli Oklahoma City Thunder, sempre contro gli Heat. Merito di Green (7 su 9, solo Ray Allen in versione Celtic ha fatto meglio con 8 nel 2010 contro i Lakers) e di Neal (6 su 10). Anche nei rimbalzi, i texani hanno dominato con un 52 a 36, di cui 19 a 9 in quelli offensivi.

Nella serata in cui Tim Duncan, Tony Parker e Manu Ginobili hanno ottenuto la loro 100ª vittoria insieme nei playoff (solo il trio Magic Johnson, Kareem Abdul-Jabbar e Michael Cooper ai tempi dei mitici Lakers sono davanti), i Big Three “original” di San Antonio hanno offerto prove non eccezionali. Parker e Ginobili non sono neppure entrati in doppia cifra, servendo però 14 assist in coppia. Duncan ha recuperato più rimbalzi (14) di punti segnati (12, con 5 su 11 al tiro).

A decidere così Gara 3 ci hanno pensato altri, già in copertina nelle prime 2 partite. Green ha finito con 27 e ora è in miglior marcatore di questa serie, mentre Neal ne ha messi 24. Ai 14 punti e 12 rimbalzi di Leonard va aggiunta anche una difesa super che ha contribuito alla serata storta di LeBron James.

La finale è ovviamente tutt’altro che decisa. Ma in casa Miami ci sarà sicuramente molto da lavorare. E poco tempo per riprendersi. Giovedì si torna già in campo, sullo stesso parquet. Tra l’altro non proprio amichevole. E contro una squadra che, nella sua storia, non ha mai perso una finale. Attaccarsi alla statistica che vuole la squadra di Erik Spoelstra mai battuta 2 volte di fila da gennaio rischia di essere riduttivo. Se gli Heat non tornano a fare gli Heat, LeBron e compagni rientreranno in Florida senza anello.

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