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I Warriors tirano fuori l’asso Thompson, gli Heat rispondono da campioni

thompson warriorsRegna l’incertezza in tutte le serie di questo secondo turno di playoff, dopo che Heat e Warriors pareggiano sull’1 a 1 contro Bulls e Spurs. Sconfitta che brucia per San Antonio, perché avvenuta in casa e non succedeva dal 1997 e perché dà fiducia ai Warriors, che ora hanno più di una speranza di poter battere la squadra di Gregg Popovich. La squadra di Golden State da stanotte può infatti contare su Klay Thompson, un giocatore che fino a questo punto non aveva inciso molto in attacco, ma che con i 34 punti in gara 2, 29 dei quali nel primo tempo, è il giocatore ad aver segnato più punti agli Spurs di Popovich in due quarti, superando i 28 di Stephen Curry in Gara 1.

Grazie soprattutto alla difesa di Danny Green gli Spurs hanno limitato Curry, memori della prestazione nella partita precedente, ma non avevano fatto i conti con Thompson, che nella serata, in situazioni di scarico è stato letale: 6 canestri su 6 tentativi, tutti da 3 punti. 8 su 9 da 3 nella serata per lui che costringe la difesa degli Spurs a allentare la marcatura su Curry, che poi nel finale mette punti decisivi.

Primo tempo tutto di marca Warriors, che memori della rimonta degli Spurs in Gara 1 non hanno mollato un centimetro: «Il coach ci ha detto di scordarci tutto all’intervallo», ha detto Curry, «siamo una squadra giovane e di fronte abbiamo una delle più esperte, quindi dobbiamo continuare  a giocare senza pensare al punteggio».

La stessa carica che i Warriors hanno messo in Gara 2, moltiplicata per 100, è quella che gli Heat, sconfitti e “picchiati” in Gara 1, hanno messo nella partita della notte contro i Bulls. 115 a 78 il risultato finale con Miami che ha fatto capire da subito che non c’è alcuna intenzione di farsi intimidire dalla difesa fisica di Chicago. Dopo 9 falli tecnici e le espulsioni di Noah e Gibson il risultato è stato la più grande vittoria ai playoff della storia degli Heat e la più sonora sconfitta per i Bulls.

Quando mancavano poco meno di 4 minuti dall’inizio del secondo quarto la partita era sul 42 a 38. Da quel momento gli Heat hanno realizzato un parziale di 62 a 20, che si è concluso dopo 8 minuti dell’ultimo quarto, con ben 26 punti scaturiti da contropiede dopo aver rubato palla.

Entrambe le espulsioni sono avvenute in seguito a proteste nei confronti dell’arbitro, ma Noah non ne fa un dramma: «Ho solo voluto far sapere all’arbitro cosa pensassi della partita. Ora siamo sull’1 a 1 e abbiamo giocato malissimo, ma non è la fine del mondo. A Chicago sarà un’altra partita».

Anche LeBron James non si lascia andare a facili entusiasmi: «Puoi vincere di 10 o di 40, non importa. La serie è sull’1 a 1 e dobbiamo fare di tutto per vincere fuori». C’è da scommettere che ci saranno scintille nelle restanti gare di questa serie.

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