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VIDEO: I Lakers si affidano alla storia per ribaltare gli Spurs

Derek Fisher e Kobe BryantSotto di 2-0 contro un’ottima squadra come i San Antonio Spurs, una delle candidate al titolo NBA. Senza Kobe Bryant, uomo simbolo e trascinatore. Da ieri anche senza Steve Blake. E con altri big ancora alle prese con acciacchi vari, quali Steve Nash, Jody Meeks e Metta World Peace. A quale appiglio si devono attaccare i Los Angeles Lakers per non finire anzitempo la stagione?

Non certo alla recente tradizione, che vuole i Lakers fuori 5 volte nelle ultime 7 annate quando sono partiti sotto di 2 partite. A parte il 2009 e il 2010, chiusi con l’anello al dito, nelle altre stagioni il destino è stato sempre segnato dopo un doppio svantaggio. È successo l’anno scorso nella semifinale contro gli Oklahoma City Thunder (4-1) e l’anno prima, sempre in semifinale, con i Dallas Mavericks (4-0). Prima del doppio titolo, era capitato nel 2008 nella finalissima con i Boston Celtics (4-2), nel 2007 e nel 2006, sempre al 1° primo turno con i Phoenix Suns (rispettivamente 4-1 e 4-3).

Un elenco di cui non fanno parte gli Spurs e questa è l’unica nota positiva per i Lakers. In questi giorni, dopo il ritorno dal Texas, è probabile che Mike D’Antoni abbia fatto una lezione di storia ai suoi. Anno 2004, Los Angeles e San Antonio si trovano di fronte nella semifinale della Western Conference.

Gli Spurs, già allora trascinati da Tim Duncan, Tony Parker e Manu Ginobili, vanno subito avanti 2-0 sfruttando il doppio turno casalingo. I Lakers, quei Lakers – cioè Kobe Bryant, Shaquille O’Neill, Karl Malon, Gary Payton,  e non solo -, pareggiano una volta tornati a casa. Decisiva diventa Gara 5 e qui i californiani compiono il capolavoro vincendo 74-73 grazie a una magia di Derek Fisher che insacca sulla sirena un tiro al limite dell’impossibile. Capolovoro a cui viene aggiunta la firma in Gara 6, chiusa in scioltezza. Spurs fuori e Lakers avanti. Fino all’ultimo atto, perso poi contro i Detroit Pistons.

Possibile ripetere il miracolo? Questa notte, dopo Gara 3, la prima risposta. Sapranno Dwight Howard e Pau Gasol fare meglio?

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