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Spoelstra-Riley-McAdoo: il trio di campioni

Ancora a caldo, sono passate poco meno di 2 ore dalla fine della partita che ha decretato Miami campione Nba 2012, vi offro alcune considerazioni sui neo campioni 2012 dal punto di vista non dei giocatori.

Spoelstra l’uomo spaesato, il sacrificato dalla presidenza, il burattino nelle mani di Riley ha saputo resistere, reagire e imporre un gioco… quale? Bene è passato da “palla a Lebron o Wade e basta!” a coinvolgere, grazie anche all’infortunio di Bosh, gli altri componenti del roster. Possiamo averlo criticato (giustamente) per alcune sue non scelte, ma non è facile dare la palla in amno ad Haslem, Pittman o Turiaf. Ha pescato il jolly Battier che aveva giocato titolare solo 10 volte in regular season, in queste finali risultava inamovibile dal quintetto base. Ha colto la voglia di Miller, la rabbia di Chalmers, insomma non era semplice gestire questo gruppo. I malumori di Wade stavano facendo saltare tutto il progetto nella serie contro Indiana… ebbene il nostro Erik, l’uomo qualunque, l’allenatore-giocatore di una squadra in Germania, ha saputo rattoppare e cucire questa splendida tela, forse non bella da vedere, ma tremendamente efficace.

Pat Riley… che dire sul Presidente dei Miami Heat, sull’artefice di tutto questo, su colui che ha pensato, modificato e puntato tutto su questo gruppo, male assortito, resosi antipatico da subito con quell’annuncio eccessivamente pubblicitario dei Big 3. Ha saputo convincere Wade non a fare un passo indietro, ma ad abdicare, ha abbindolato Bosh fino a fargli credere di poter essere utile come Lebron, ha consegnato tutta Miami al numero 6 permettendogli di fare il padre padrone in casa Flash. Insomma è riuscito a fare delle cose impensabili pur di far credere che quello suo fosse l’unico progetto possibile. Io credo che Miami poteva giocare e vincere in maniera molto più convincente se avesse gestito le cose in maniera diversa fin dall’arrivo di James, ma la capacità maggiore di Riley è stata proprio questa, far credere che solo lui avesse le chiavi e la lettura giusta per vincere ancora.

Bob McAdoo, il grande ex giocatore Nba e trascinatore della Milano di Dan Peterson, è uscito fuori alla lunga, ma dopo 17 anni di Heat può, da membro con più anzianità, dire la sua. Il suo ruolo di Assistant coach non è stato per niente facile e lui lo ha interpretato in maniera diversa rispetto al consueto. Il suo ruolo è stato quello di lavorare sulla mente dei propri giocatori, ha aiutato l’idea personalistica di Lebron per il bene della squadra perchè, prima di altri, aveva capito che quella era l’unica soluzione per vincere. Esaltare lebron era facile, addomesticarlo molto meno… ebbene lui ci è riuscito, ha cavalcato le capacità dell’mvp 2012 e ha saputo fagli da filtro in alcune situazioni uscendo lui allo scoperto. Riley e Spoelstra da soli non ce l’avrebbero fatta, qualcuno che ha giocato e vinto in campo serviva per rendere il tutto più credibile e possibile agli occhi di Lebron, e così è stato.

Insomma questi 3, più o meno criticati tutti pesantemente, hanno vinto con un roster composto per il 70% da gente che nessuno vorrebbe in squadra: Pittman (non un giocatore di basket), Jones (pochissime qualità), Miller (fisicamente nullo), Howard (ex giocatore), Haslem (poco utile in attacco ed in difesa), Harris (oggetto non identificato), Curry (che ha fatto?), Anthony (ha solo il cognome famoso), Battier (famoso solo in Ncaa). Eppure questo roster, almeno 3-4 di questa lista, ha saputo far vincere Lebron. Perchè se è vero che senza Lebron Miami non avrebbe mai vinto è anche vero che Lebron senza di loro avrebbe perso un altro anno.

Miami ha presentato un’alchimia strana, estrema, unica in Nba che ha raccolto, dopo il primo anno in cui ci sono andati vicino, il loro primo anello. E’ iniziata una nuova dinastia? Forse si, ma la squadra deve cambiare qualcosa per essere ancora competitiva, non convince questa ossatura, non è una squadra completa che possa trionfare anche il prossimo anno, perchè se è vero che hanno dominato i Thunder in finale, anche a Miami sanno che le pecche di Oklahoma sono state maggiori dei meriti degli Heat. Onore alla squadra campione e subito un’occhio al mercato che risulterà più scoppientante che mai. Ora Riley si potrà divertire.

9 risposte a Spoelstra-Riley-McAdoo: il trio di campioni

  • Bostoniano di nascita scrive:

    Onore a Miami…ne avevano di più in termini di energia, guardando l’andamento di tutte le partite mi sembra chiaro, di fame,e di esperienza…poi con un Lebron così beh…diventa assai dura…
    Ma okc vincerá di sicuro in futuro…la rivalità/amicizia tra KD e LBJ mi fa venire i brividi…

  • Nicolò scrive:

    Lebron quest’anno troppo forte.Miami ha giocato le finali alla grande non c’e’ stata storia troppo superiori ad oklahoma

  • Valerio scrive:

    i demeriti di okc ci sono…ma non sono superiori ai meriti di miami…semplicemente miami era una sqaudra in missione guidata da un uomo in missione…

  • Danilo Scaffaro scrive:

    Non sono un tifoso, qualcuno forse travisa un mio giudizio o un mio riportare voci d’oltreoceano, ma anche a Miami, oltre che a glorificare quello che hanno fatto gli Heat, si pongono l’interrogativo di quanto Oklahoma abbia giocato sotto le proprie potenzialità. Le stesse voci che ritenevano Dallas inferiore lo scorso e incolpavano gli Heat di aver giocato molto al di sotto dei propri limiti.

  • Valerio scrive:

    anche a Miami sanno che le pecche di Oklahoma sono state maggiori dei meriti degli Heat…non trovo aggettivi per definire questa affermazione…forse la parola ridicola va bene…ahahaah…ma è colpa di miami se Harden è stato super sopravvalutato???è colpa di miami se una squadra sa difendere e l’altra no????miami è ora come ora più forte di OKC…punto…

  • flip69 scrive:

    Penso che “l’odio” per Miami sia soprattutto degli addetti ai lavori, perchè per l’appassionato (non per il tifoso) come me, vedere James vincere l’anello fa solo piacere, per come l’ha vinto è anche meritatissimo.
    Ci sono stati molti “eroi per un giorno” in questi Miami, ultimo in ordine cronologico il Miller semiparalitico, ma autore di un fantascentifico 7/8 da tre.
    Però, il punto di svolta di queste finali, secondo me, è stata l’autostima generata nei compagni dal rientro di Bosh, che poi alla fine non abbia fatto un granchè è irrilevante, io parlo di psicologia, di “senso di completezza”.

  • Vinicio Simoni scrive:

    Concordo pienamente su tutto. Io sono tifoso dei 76ers da una vita e quindi non credo di poter essere ritenuto fazioso, ma mi dispiace continuare a leggere degli articoli non obiettivi. Alla prova dei fatti Miami si è dimostrata più forte: è ovvio che senza LBJ non avrebbe mai vinto, ma OKC senza Durant o Westbrook avrebbe potuto vincere? Che discorsi sono? Forse che l’anno scorso Dallas in valori assoluti era più forte di Miami? Eppure ha vinto con pieno merito e non per “le pecche” di Miami. Ma siamo così sicuri che gente come Ibaka, Perkins e Sefolosha possa essere competitiva in una finale Nba? Siamo così sicuri che OKC sia ben allenata e che il roaster a disposizione del suo coach (tolti i tre arcinoti) sia di primo livello? E’ così difficile riuscire ad ammettere che Miami sul campo si è dimostrata più forte di OKC?

  • anonimo scrive:

    SMN_76 ti stimo…

  • SMN_76 scrive:

    Ora… va bene tutto… ma che “anche a Miami sanno che le pecche di Oklahoma sono state maggiori dei meriti degli Heat” mi sembra la classica affermazione di chi sta rosicando e non poco. Questo è un bel sito, aggiornato e con molte notizie… ma se si vuole prefissare di fare un qualche tipo di giornalismo, allora smettetela di essere così di parte. Miami ha vinto MERITATAMENTE questo titolo perché ha dimostrato in questa serie di essere più forte di OKC. Punto e basta. Così come l’anno scorso è stata Dallas ad essere più forte. Non si parla di livelli assoluti, ma di 5-6 partite. E finitela un po’…

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