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Qui casa SPURS

Vedere Manu Ginobili spezzare in due la difesa di Oklahoma con le sue penetrazioni fatte di pura tecnica non ha assolutamente prezzo. Reggio Calabria, Bologna, San Antonio, a vent’anni o a trentacinque, i suoi movimenti sembrano sempre così semplici che dà l’impressione di essere nel riscaldamento pre partita. Una serata da 26 punti quest’anno non l’aveva ancora vissuta, ma come al solito lui si accende quanto conta. Ovvio, non ha vinto da solo: ci sono i soliti mattoni portati da Duncan e Parker, c’è la panchina che ogni volta sorprende l’osservatore superficiale, c’è Gregg Popovich che sa sempre cosa fare quando la sua nave si trova in mezzo alla tempesta, ma alla fine questa partita sarà ricordata per i numeri dell’argentino.

La vittoria ha un peso specifico enorme: gli Spurs in questi playoffs continuano ad essere imbattuti, ed hanno rimontato i Thunder proprio quando sembrava che Oklahoma potesse sbancare l’AT&T Center e prendersi il vantaggio del campo. Non solo: nell’ultimo periodo Durant e Westbrook sono stati quasi annullati, con il solo Harden che faceva bottino, mentre i texani hanno avuto, oltre al monumentale Ginobili, punti pesanti da Neal, Stephen Jackson e Splitter. Il parziale che riapre il match arriva con Parker e Duncan a riposare. Questa è una delle parole chiave di questa stagione massacrante, e Popovich lo sa: ogni piccola quantità di energia che si riesce a conservare può essere decisiva per vincere il titolo, ed i big di San Antonio non sono spremuti come le stelle di altre squadre.

Tutto rose e fiori quindi? Non proprio, perchè c’è una curiosa situazione che si sta verficando in casa Spurs: DeJuan Blair è da due anni stabilmente il lungo che affianca Duncan in quintetto in regular season, salvo poi scivolare ai margini delle rotazioni fino ad uscirne completamente nella postseason. Lo scorso anno nella serie contro Memphis gli veniva preferito il veteranissimo Antonio McDyess, quest’anno Boris Diaw. In entrambi i casi il suo minutaggio è sceso partita dopo partita fino a sparire del tutto dal campo: nella serie con i Clippers ha accumulato in totale 3 minuti!

Un vero mistero, per uno che invece in stagione regolare viaggiava ad oltre 20 minuti di utilizzo medio e quasi dieci punti a gara. Intervistato prima della palla a due, Popovich ha risposto con un sibillino “La partita ci dirà chi è adatto e chi no a scendere in campo”, e l’ennesimo n.e. per l’ex Pittsburgh non è certo incoraggiante per il suo futuro in Texas.

 

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