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Il basket è altro

Il rapporto tra sport e etica è da sempre interessante fonte di studio così come la pratica del tentare di ingannare l’arbitro per ottenere un vantaggio è antica come lo sport stesso. Negli ultimi tempi c’è una “moda” che sta prendendo piede in NBA che non mi piace affatto e che reputo assai meschina e ben poco sportiva: quella di “accentuare” se non proprio di “simulare” i contatti subiti per indurre gli arbitri ad una chiamata in proprio favore. Negli States tale pratica viene chiamata “flopping” che tradotto significa letteralmente “cadere pesantemente”. Il fenomeno è davvero dilagante specie tra le nuove leve della NBA e la serietà del problema è testimoniata dal fatto che anche Stern ha deciso di muoversi per prendere dei provvedimenti annunciando per l’estate dei possibili cambiamenti di regolamento per punire questa pratica così sleale.

Ma è etico cercare di ingannare gli arbitri?

La NBA (forse più del basket in generale per la velocità e l’atletismo degli interpreti, ndr) è particolarmente vulnerabile agli errori arbitrali, perché i falli sono sempre stati il tallone d’Achille di questo sport. Gli arbitri non possono vedere tutti i contatti che giustificherebbero un fallo, né possono chiamare tutti i falli che si qualificano come tali in base alle regole altrimenti il basket professionistico diverrebbe lo sport più lento del mondo; così è naturale che una parte integrante del basket sia il più fisico possibile, ma senza farsi scoprire. Ma quanto è eticamente diverso questo dal pretendere un fallo che non c’è? Non molto forse dato che sono 2 facce della stessa medaglia e così si crea un circolo vizioso per cui un giocatore guadagna un fallo inesistente e chi si è sentito danneggiato dalla scelta si sente autorizzato a rispondere con la stessa arma.

Ma la filosofia del “due torti, una ragione” non è sostenibile a lungo per questo un’azione decisa della NBA è non solo giusta ma auspicabile. Qualsiasi sport se non vuole morire deve evolvere le proprie regole per eliminare quelle distorsioni al gioco che escono fuori nel tempo, per non finire come nel calcio dove la simulazione è vista come un’arte tanto da trovare dei video su Youtube in cui si vedono bambini cui si impara a “volare” come se fossero stati colpiti da una mazza da baseball (e a proposito di baseball, anche lì, i migliori ricevitori sono soliti avere un movimento rapidissimo del guantone nel tentativo di riportarlo nella zona di strike inducendo l’arbitro a non chiamare un ball, ndr). Ma queste sono pratiche che la cultura dei rispettivi sport ha alimentato, accettandole (almeno per quanto riguarda il calcio perché il baseball sta tentando di estirpare la stortura con l’introduzione dell’istant-replay, ndr) secondo la vecchia cultura del “se puoi batterli, battili. Non è barare, è saper giocare”.

Il basket è, e deve continuare ad essere, prima di tutto una scuola di vita, una fucina di giovani educati all’etica sportiva che da sempre è stata l’argomentazione chiave degli amanti della palla a spicchi contro sport immeritatamente più popolari come il calcio dove il fenomeno della “simulazione per delinquere” è disastrosamente diffuso. Il “flopping” deve quindi tornare ad essere considerato una pecca non un’astuzia e fortunatamente il basket è avanti anni luce rispetto altri sport per nell’impiego della tecnologia per coadiuvare gli arbitri. Chiaramente l’istant-replay non può essere la soluzione contro questa pratica così l’unica soluzione è che la NBA cominci a multare pesantemente e a sospendere quei giocatori che si rendano rei di aver “indotto l’arbitro all’errore”, al limite addirittura decretare la sconfitta a tavolino di certe squadre

Anche Kobe Bryant, 33 anni, 16 anni nei professionisti, ha detto la sua su questa “filosofia del flopping”, dichiarando:

“Ho imparato da gente come Pippen e Bird: loro non cadevano, non accentuavano, non simulavano. Io dico che se oggi dopo 16 lunghe stagioni, sono ancora qui è anche perché non ho mai cercato di ottenere falli cadendo intenzionalmente a terra al solo scopo di ottenere un fischio dagli arbitri. C’è una grande differenza tra subire uno sfondamento e ‘floppare’ e tutti la conosciamo. Siamo arrivati al punto di vedere ragazzi che, pur se non realmente colpiti, si agitano come pesci fuor d’acqua. I don’t flop! (Io non simulo!) Se lo fai è perché non hai le palle e se pensi ancora di farlo allora dovresti prendere in considerazione di giocare nella WNBA.” – Kobe Bryant

Senza offesa per la WNBA ma Bryant ha detto la verità e allora, per una volta, mettiamo da parte le diversità di pensiero che si possono avere su Kobe e sposiamo tutti la sua filosofia del se “floppi” non hai le palle.

Il basket è altro.

Tutti gli sport hanno il dovere di modificare le proprie regole (quindi cultura) per eliminare ciò che non è più accettabile perché ciò che era accettabile una volta può non esserlo più oggi a causa di cambiamenti di percezione, condizioni e priorità.

Questo è ciò che le culture fanno: regolare gli standard etici. Le culture sportive dei vari sport non sono da meno.

 

12 risposte a Il basket è altro

  • Bostoniano di nascita scrive:

    Timoteo…questa è una porcheria…mi fa venire in mente DIDA quando dopo un buffetto fi un tifoso fece tre passi di corsa per poi stramazzare al suolo come colpito da un proiettile dagli spalti..
    Io avrei dato anche il tecnico a lui per simulazione…

  • Bostoniano di nascita scrive:

    Fabio…quello non è il flopping di cui parlo io…non è un atteggiamento anti etico…guardando bene, la posizione difensiva del difensore al secolo “BRANDON HAYWOOD” è scorretta…le braccia sono piegate entrambe di fronte al suo ventre, mentre dovrebbero essere belle larghe…lbj ha punito la difesa tecnicamente fallosa…
    Poi io non lo avrei mai fischiato, e avrei fatto correre l’azione, fischiando passi se avesse chiuso il palleggio e fosse andato indietro come ha fatto..!!ma queste situazioni non sono antisportive, si dovrebbe solo avere arbirti che nkn si fanno condizionare dallo status di SUPERSTAR!!!mentre quelli che intendo io sono anti sportivi…

  • TimoteoDuncan scrive:

    Cominciassero a fischiare un pò di più anche i passi!Sarà che sono abituato con il metodo europeo ma a volte non vengono fischiate cose imbarazzanti…Per quanto riguarda i flop questo è notevole http://www.youtube.com/watch?v=cL1jRUyrM7k

  • fabiostoppani scrive:

    Bostoniano di nascita il flopping non può esser definito come lo intendiamo noi. Quindi non esiste solo quando si crea un fallo da un contatto inesistente ma s’intendono tutte quelle azioni in cui si assistono a voli e sceneggiate al minimo contatto. Lebron in questo è un buon professionista. Ma anche intendendo la tua definizione ti faccio vedere questo. Contatto totalmente inventato. http://www.youtube.com/watch?v=foaPMZxtzx4

  • Anonimo scrive:

    Gli eredi di krasic sono ovunque…

  • Simo23 scrive:

    A mio modestissimo parere penso che la soluzione migliore sia permettere un po’ più di contatto, lo dico forse perchè vengo dall’handball che è uno sport in cui il contatto fisico è permesso, ma nei casi in cui la difesa più “fisica” è permessa si riscontra più correttezza riguardo il tema che viene posto.
    Non voglio dire che il basket dovrebbe diventare come l’handball, il rugby o l’hockey, per carità sarebbe orrendo, ma se qualche manata non venisse più fischiata, forse qualcuno sarebbe più corretto… “gridava al lupo, al lupo e poi quando il lupo arrivò davvero non c’era più nessuno ad aiutarlo….”

  • cmq è vero anche che ci sn molti più giocatori che per i falli che fanno meriterebbero squalifiche di mesi….i vari artest, randolph, jason smith sn da relegare….e ho fatto degli esempi ma ce ne sn tanti altir

  • purtroppo è una pessima pratica che sta facendo molti proseliti, anche illustri

  • Bostoniano di nascita scrive:

    Mah…su danilo si, effettivamente lo fa (blocco di gasol in movimento ma non tanto irruente) lbj non mi sembra proprio…qui per flopping non intendono accentuare contatti e renderli visibili agli arbitri peró…altrimenti kobe è l’ultimo che puó parlare…qui si parla proprio di inventarsi contatti come il miglior INZAGHI…c’è una differenza sostanziale tra le die cose…è antietico ingannare gli arbitri simulando contatti mai avvenuti…non farglieli vedere!!!non confondiamoci…

  • Roberto Bogge via Facebook scrive:

    bisognerebbe spiegarlo a gente come Lebron e Gallinari

  • mvp scrive:

    vero vero, nuove leve ma anche superstar che molto spesso piu che simulare accentuano

  • Bostoniano di nascita scrive:

    Mi duole ammetterlo ma CONCORDO CON KOBE!basta fighette…giochiamo a basket…se posso stare in piedi sto in piedi….un conto è far vedere un contatto che c’e…un altro è far vedeee un CONTATTO CHE NON C’È!!

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