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Sotto il ponte di Baracca c’è…Charlotte

Bobcats ad un passo dal peggior record di sempre. Il sito ufficiale della NBA: “Questa squadra fa schifo”

Il pessimo umore della panchina dei Bobcats ©Yahoo

Solidarietà e comprensione a chi è costretto, per guadagnarsi da vivere, a descrivere per 66 interminabili partite una squadra che con il basket non ha nulla a che vedere e a quei tifosi che sono abbonati agli incontri casalinghi dei Bobcats: roba da farti gettare i biglietti e restare a casa (e infatti mentre Charlotte è 26esima nella classifica del pubblico i bowling fanno registrare il boom di presenze nelle serate in cui giocano i Bobcats alla Time Warner Cable Arena). Altro che passione, ci vuole davvero un grande fegato per guardare la squadra di Charlotte e non chiedersi “ma che ci fanno questi qui in NBA?”. 

Michael Jordan, se l’andazzo continuerà ad essere questo, passerà alla storia come il più grande giocatore di basket di sempre, come l’atleta più pagato dagli sponsor e come uno dei peggiori proprietari di franchigia. Un conto è essere il migliore di sempre sul parquet, un altro continuare ad esserlo anche dietro una scrivania: le due cose non vanno necessariamente a braccetto.

Credete si stia esagerando? E’ un’opinione comune tra gli addetti ai lavori, recentemente ribadita anche dall’ex coach, Sam Vincent: anche al netto di una sana dose di sfortuna che ha visto il roster dei Bobcats, già scadente di suo, massacrato da una lunga serie di infortuni dei giocatori chiave (Augustin, Henderson, Thomas e Corey Maggette, scelto per essere il go-to-guy offensivo al posto di Stephen Jackson, ma visto in sole 32 occasioni e fermo fino al termine della stagione per un infortunio al tendine d’Achille), Michael Jordan (visto quanto combinato anche a Washington) non sembra essere né particolarmente interessato alla sua franchigia e nemmeno in grado di ricoprire il ruolo di dirigente.

“Per diventare un grandissimo giocatore Jordan si sobbarcava di una quantità enorme di lavoro supplementare: tiro, corsa, schiacciate. Ma non penso faccia la stessa cosa anche per diventare un grande dirigente sportivo.” – Sam Vincent, ex coach Charlotte Bobcats 

Non possiamo dare a Vincent tutti i torti se l’impegno/interesse di Jordan nella gestione della squadra è quello di girare in lungo e in largo l’America per presenziare agli eventi della sua linea di abbigliamento anziché per assistere alle partite della sua squadra o lasciare la propria residenza a Chicago.

Andate su google immagini e digitate Paul Silas (nome e cognome dell’incolpevole head-coach dei Bobcats) e troverete una serie di immagini sconfortanti che Yahoo!Sports in un triste gioco ha messo in ordine (foto a fondo articolo): il risultato è una serie di espressioni sempre più sconfortate lungo le varie tappe della sempre più imbarazzante stagione di Charlotte, ultimissima in classifica con distacchi abissali dalla penultima (i Wizards che l’hanno recentemente battuta di 28 punti). L’ultima trovata, da soluzione dalla squadra dell’oratorio (non ce ne vogliano i lettori appartenenti a quelle, molte, squadre dell’oratorio meglio organizzate dei Bobcats e che probabilmente riuscirebbero anche a batterli), è stata quella di far dirigere come capo-allenatore alcune partite a Stephen Silas (figlio di Paul), per evitare il numero esorbitante di ritratti afflitti.

Vedere le statistiche dei Bobcats è come vedere i conti dello Stato Italiano: un pianto. Ultima in classifica, ultima per percentuale dal campo, per punti realizzati e per efficienza difensiva, e mediamente sconfitta con più di 13 punti di scarto, c’è da chiedersi se non sia il caso di ridurre il numero delle franchigie in modo da evitare il vistoso sbilanciamento fra le squadre da playoff e quelle da lotteria e se anche John Schuhmann, sul sito ufficiale della Lega, ha usato tre semplici parole, “this team stinks”, ovvero “questa squadra fa schifo” c’è di che preoccuparsi.

I Bobcats viaggiano con un record di 7-54 e quella maturata nelle notte contro i Bulls nella più classica delle sfide testa coda (100-68 il risultato finale) è stata per loro la 18° sconfitta consecutiva e se, come molto probabile, non dovessero vincere nessuna delle 5 gare ancora in calendario, diverrebbero la peggior squadra della storia NBA dato che un eventuale record di 7-59 (.106) batterebbe in negativo quello dei famigerati Sixers del 1972-73, che finirono l’annata 9-73 (.110). E fortuna che questa è stata una stagione corta, altrimenti c’era tutto il tempo e il modo di fare anche di peggio.

Le sfortune dei “Bobcats dei record” di Jordan, nonostante abbiano ottime possibilità (precisamente il 25% di possibilità di vincere la lottery) di accaparrarsi la prima scelta al draft, rischiano di non finire in questa stagione e potrebbero, con un po’ di impegno, battere anche il record di sconfitte consecutive (ovviamente calcolato a cavallo fra le due stagioni) fatto registrare nello scorso campionato dai Cavs, che fra il 20 dicembre 2010 e il 10 febbraio 2011 persero 26 partite in serie.

Nonostante le buone possibilità di aggiudicarsi la prima scelta al draft e un’enorme flessibilità salariale per operare sul mercato in estate, la domanda da porsi è: chi vorrà giocare in una Charlotte così disastrata? Per rispondere a questa domanda, al posto del burattino Higgins, è arrivato Rich Cho, ex-GM dei Blazers (che avrebbe fatto anche un discreto lavoro nell’Oregon prima della completa implosione-dissoluzione della franchigia), che potrebbe essere l’uomo giusto per provare a trovare il bandolo della matassa creato da Sua Maestà MJ, sempre che non finisca anche lui con l’essere un semplice fantoccio.

Il rischio è che per un’altra stagione ai derelitti tifosi dei Bobcats possa restare soltanto la speranza di riavere il vecchio nome, Hornets, se, come fatto intendere da Tom Benson, New Orleans cambierà il suo scegliendone uno più attinente alla città.

Una bellissima operazione amarcord ma vincere delle partite non sarebbe anche meglio?

Fonte: Eurosport

3 risposte a Sotto il ponte di Baracca c’è…Charlotte

  • Il Marchese del Grillo scrive:

    Ahahahah titolo geniale

  • Mirko Novelli scrive:

    1. Ti ringrazio per aver segnalato che ho inserito la foto sbagliata nell’articolo così ho potuto inserire quella che effettivamente era stata prevista…
    2. Jordan è proprietario di una franchigia, come tale sceglie i propri collaboratori, dal GM, all’allenatore e comunque avalla (o delega a persona di fiducia) la scelta degli assistenti. Se poi sceglie le persone sbagliate non possiamo farne una colpa dei soli scelti…

  • Anonimo scrive:

    1: è chandler quello nella foto?
    2: siamo sicuri che sia tutta colpa di jordan? non sarà il miglior presidente, d’accordo, ma di certo squadra, allenatore e assistenti non aiutano.
    per me tanto vale spostare squadra e società in D-League

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