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PLAYOFFS: Chicago Bulls – Philadelphia 76ers

L’uomo più importante

Senza ombra di dubbio Derrick Rose. Un dato per tutti: con lui in campo i Bulls sono 32-7, senza di lui 17-9! Al quarto anno nella NBA, lo scorso anno è stato nominato MVP della stagione regolare, ed il suo status è ormai quello della superstella, anche se questa volta nella corsa al premio sembra indietro rispetto ad altri, anche a causa degli infortuni. Viaggia comunque a 22 punti e 8 assist di media a partita, un paio di punti in meno rispetto al 2010-2011 ma tira anche meno segno che la squadra attorno a lui è cresciuta. Una cosa è certa comunque: se la palla scotta, la gestirà lui. Negli anni precedenti ha sempre giocato durante i playoffs ancora meglio che in regular season, anche se questa volta ha più pressione, visto che i Bulls sono da molti considerati i favoriti.

Nel platoon system che Doug Collins sta portando avanti a Philadelphia l’uomo più importante non è il miglior marcatore, ma quello che più degli altri contribuisce alla vittoria: Andrè Iguodala. L’ala piccola, all’ottavo anno nella NBA, sta aggiungendo anche un tiro da tre più continuo al suo bagaglio fatto di difesa, rimbalzo, e capacità di essere devastante in campo aperto. Igoudala vanta uno dei primi passi migliori della Lega e lasciargli la riga di fondo equivale a scegliere di subire una schiacciata. Con Doug Collins segna meno che in passato, ma l’impressione è che sia più efficace, ed è anche il miglior passatore della squadra.

Il quintetto

Con Derrick Rose in posizione di play, la guardia titolare è, quando c’è, Rip Hamilton: il veterano ha avuto una stagione travagliata, ma negli anni di Detroit ha imparato come si vince e nei playoffs sarà un sicuro punto di riferimento. All’ala piccola viene schierato il britannico di origini sudanesi Luol Deng: in attacco è la seconda punta con 15 punti di media a gara, ed in difesa si prende cura dell’esterno più pericoloso. Il power forward è Carlos Boozer, con l’ex Utah che è chiamato in questa postseason a riscattare quella scorsa, dove in più di un’occasione è stato messo a sedere da Thibodeau nei momenti più delicati. Il centro invece è Joachim Noah: il figlio del grande Yannick non è certo il più tecnico della NBA, ma in questa squadra la sua energia straripante e le sua capacità in difesa ed a rimbalzo sono fondamentali.

I 76ers hanno una rotazione molto allargata, ma il quintetto base è quasi sempre lo stesso. Il play è Jrue Holiday, al terzo anno nella

Lega  l’ex-UCLA è più un attaccante che un passatore, buon tiratore dalla distanza. Jodie Meeks parte titolare nel ruolo di guardia è il tiratore da tre più affidabile della squadra ed un buon difensore. Con Igoudala in ala piccola, i due lunghi sono Elton Brand e Spencer Hawes. Il veterano Brand, tra l’altro ex di Chicago, segna 11 punti a partita, il suo minimo in carriera, ma forse questi 76ers sono la squadra più forte in cui lui abbia mai giocato. Hawes è invece uno dei lunghi più sottovalutati della NBA: protagonista dell’avvio spumeggiante dei 76ers in questa stagione, il suo infortunio ha coinciso con il rientro nei ranghi della sua squadra, ma sta tornando in forma per i playoffs.

La panchina

Il primo cambio è Ronnie Brewer, in grado di dare respiro a Hamilton e Deng: segna meno rispetto agli anni di Utah, ma in compenso si sta dimostrando un validissimo difensore. Il cambio del play è CJ Watson, che in questa stagione ha saputo mettersi in luce approfittando degli infortuni di Rose, ma che nei playoff vedrà per forza di cose il suo minutaggio ridotto. Altro esterno prezioso nelle rotazioni di Thibodeau è Kyle Korver, l’uomo che deve aprire le difese avversarie con il suo tiro da tre. Sotto canestro i due cambi sono Taj Gibson e Omer Asik: il primo è più pericoloso in attacco, mentre il secondo è un ottimo rimbalzista e stoppatore, ed è l’idolo delle folle dello United Center per le sue doti di fighter. Potrebbero trovare qualche minuto anche il play tascabile John Lucas e l’eterno Brian Scalabrine.

Lou Williams è il miglior marcatore dei 76ers, pur non avendo mai disputato una partita dall’inizio! Alla migliore stagione in carriera viaggia a quasi 15 punti a gara, ed è un play molto simile a Holiday. Il secondo anno Evan Turner cambia gli esterni, ed è un ottimo atleta, molto bravo ad attaccare il canestro ma quasi nullo nel tiro da fuori. Il primo cambio dei lunghi è il positivo Thaddeus Young, quasi 13 punti di media per questo esplosivo giocatore, che forse cattura meno rimbalzi di quello che potrebbe. Nelle rotazioni c’è anche il settepiedi Nikola Vucevic: montenegrino figlio d’arte, nell’anno da rookie si sta ritagliando uno spazio sempre più importante come backup center.

L’allenatore

Tom Thibodeau è al secondo anno da head coach ai Bulls: nel primo ha vinto il premio di allenatore dell’anno, ma questa volta preferirebbe un anello. La sua carriera nella NBA è molto lunga, ma è sempre stato assistant coach, specialista della difesa; Minnesota, San Antonio, Philadelphia, New York, fino a far parte dello staff dei Celtics che vinsero il titolo nel 2008. E’ il coach che nella storia della NBA ha impiegato meno partite per arrivare a 100 vittorie e quest’anno ha anche diretto l’Est all’All Star Game. In questi due anni Chicago ha dimostrato un valido gioco d’attacco, in cui c’è spazio per i singoli, ma la difesa resta il suo marchio di fabbrica.

Doug Collins è una vecchia volpe del parquet: dopo aver giocato a basket nei più bei 76ers della storia, quelli di Julius Erving, ha poi iniziato presto ad allenare, passando tra l’altro tre anni a Chicago a fine anni 80, costruendo la squadra che poi sarebbe diventata leggenda con il suo ex assistente Phil Jackson. Ha poi alternato il lavoro per la tv ad altre apparizioni sul parquet, allenando tra l’altro di nuovo Jordan nei due anni in cui ha giocato a Washington. I suoi 76ers sono una bella squadra, giovane, atletica e profonda: quest’anno sono partiti alla grandissima e si sono poi ridimensionati, ma restano una delle novità della stagione.

Chicago Bulls – Philadelphia 76ers

Il 01 febbraio in Pennsylvania i Sixers si sono imposti 98 a 82 grazie ad una grande partita difensiva, che ha costretto Chicago al 40% dal campo e 17 palle perse. Nella seconda partita, ancora a Philadelphia il 4 marzo, i Bulls si sono imposti 96 a 91 grazie ai 35 punti e 8 assist di Derrick Rose. L’ultimo confronto si è giocato a Chicagoil 17 marzo ed hanno vinto i Bulls in rimonta 89 a 80, grazie a 20 punti di CJ Watson, mentre non sono serviti i 30 di Holiday.

Il pronostico

Chicago 4 a 1. Philadelphia è una buona squadra e le sue armi difensive possono mettere in difficoltà chiunque, ma i Bulls hanno pari capacità difensive e più talento in attacco, anche se con Rose non al meglio non possono ancora essere perfetti.

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